domenica, gennaio 28, 2007
Tango di Confine. No Grazie! - di Monica Nucera Mantelli
Articolo tratto da Tangomagazine n.2
Identità e differenza
o fusione universale?
Dove comincio io, dove finisci tu.
Guardali lì. Colgada perfetta. Pivot sincronico. Abiti immacolati. Tecnica rigorosa. Ma risultano freddi. Non muovono l’anima. Né la loro, né quella di chi li guarda. Hanno appena eseguito un tango di confine. Un tango dove si attua quella distanza che la nostra educazione perbenista alimenta quando nell’abbraccio tanguero poniamo riserve. Quando manteniamo il nostro diametro individuale. Quello strano spazio mentale che si trova tra una mano e l’altra, tra il nostro petto e quello altrui, tra le cose che indossiamo e che non vogliamo stropicciare, tra i passi che eseguiamo con caparbiaetà indefessa anche quando il partner, la musica o l’accrocchio in pista ci suggerisce che è il caso di fare altro. Allora diventa tango di confine. Denuncia coreografica della nostra sordità all’Altro. È un difetto in cui ricadiamo, di tanto in tanto. Altro che fare convegni su identità e differenza! Nel tango c’è ancora chi rimane ai bordi, ai confini dell’abbraccio vero. Della fusione che toglie confini mentali e sociali. Ma anche di genere.
Il tango di confine è una pratica viziata dagli stereotipi di ciò che vuol apparire, ma non è .
È quello spazio tabù che pur mettendo in contatto, inconsciamente separa, innalzando barriere pari a quelle adoperate per sgomitare sul tram. Pur separando, fortunatamente però per noi, esso finisce col far incontrare persone, cose, culture, identità, spazi fra loro differenti. Le frontiere, le mura di casa o le abitudini comportamentali. Così come il corpo, le divisioni sociali, le mappe del pensiero, la cartografia del potere, rimandano a un’idea di esclusione o di limite che ha l’occasione quotidiana di poter essere rotto dal suo confine. Insomma, seppur ancora in eterno cammino siamo così distanti dalla fusione tra noi e ciò che è altro da noi? Forse il tango può fare la differenza. Non essere la differenza.
È il cervello che nel tango mantiene la distanza. Non il corpo.
Quello si muove da sé. Non i sensi. Rispondono senza che noi si possa fare più di tanto per controllarli. Il corpo è cambiato moltissimo nei millenni. Nel contesto attuale subisce costanti inquinamenti. Eppure cerca di mantenere la sua verità, nonostante la corruzione dell’aria, della società, delle condizioni di vita. Già vi ho raccontato di come anticamente il centro della personalità umana non fosse il cervello, bensì il cuore. E ancora prima di allora, non era nemmeno il cuore, ma era più in basso, vicino all’ombelico: praticamente nell’hara (ventre). Ora però il centro, come gli psicanalisti – in particolare i seguaci di Lacan – ci ricordano, è il cervello. Questo, perlomeno, è quel che si ritiene in Occidente. Ma se chiedi a un monaco Zen: “Con che cosa pensi?”, lui si mette la mano sulla pancia. Quando gli europei sono entrati per la prima volta in contatto con questi monaci, faticavano a capire. “Che sciocchezza! Come puoi pensare con la pancia.” La risposta Zen è significativa dello scartamento del mentale a favore del corpo. Spostiamoci ora da Cina e Giappone. Guardiamo l’India. Crown of creation è la definizione che il filosofo indiano Sree Aurobindo dà del corpo umano, ovvero “corona”, completamento sublime della creazione. A differenza della visione giudaico-cristiana (che l’eredità Atzeca e Maya ha mitigato in America latina) il corpo in India è concepito come veicolo privilegiato per raggiungere il trascendente ed entrare in contatto con l’essenza più segreta dell’universo.
La consapevolezza può usare qualsiasi centro del corpo, e il centro che è più vicino alla sua sorgente originaria è il ventre. Quella che molti insegnanti di tango chiamano comunemente “il perno della radice”. Nelle nuove correnti di pensiero sul tango, da New York a Mosca, c’è chi associa il tango al tantra. Persino l’occidentale – che sovente legge questa danza come un’intensa allegoria della condizione umana: la tensione ideale tra cielo e terra – Così il tango diventa anche per i più austeri, un ballo di una coppia teso al sublime, al ritorno al primigenio. In effetti, grazie alla dissociazione del bacino, le gambe si sporgono a cercare la terra, mentre il busto mantiene l’asse del corpo in equilibrio, distendendosi verso l’alto. Tutto nel tango rimanda alla fusione di corpi, umori, afflati temporali. C’è un’esplosione energetica che convive con livelli di appagamento. Alcuni dicono, pari a quelli dell’amplesso sessuale. Altri all’estasi. Altri, alla elevazione di spirito. Infine, alcuni dicono di poter provare la fusione totale con il proprio partner.
Ma cosa fa veramente scattare tutto ciò? Proviamo a fare un’ipotesi.
Tangueri e tanguere, leggete e meditate.
Il linguaggio tantrico è sempre un linguaggio d’amore e gli adepti o gli amanti nel tantra sono “coloro che sono andati al di là della dualità”. Il tantra propone la trasformazione del sesso in amore e dell’amore in meditazione. L’eros quindi è il “grande cancello che schiude l’infinito e l’eternità dell’esistenza”. Per coloro che praticano il tantrismo, l’energia cosmica inconscia viene raffigurata dal serpente Kundalini, che dorme silenziosamente alla base della spina dorsale. Il fine dell’unione è quello di armonizzare nel proprio corpo i principi maschile e femminile, con una sorta di androginazione rituale. Quando la shakti, o Kundalini, viene risvegliata, attraversa i chakra, e raggiunta la sommità del cranio, dove risiede il principio maschile, a lui si unisce. Questa fusione universale avviene con l’unione simbolica dei due principi opposti. Accettando quanto Jung e Hillman sostengono e cioè che Kundalini è “l’istinto di individuazione” , questo istinto sappiamo avere una forte componente sessuale ed una base erotica.
L’energia sessuale della Kundalini non è che energia vitale, il suo risvegliarsi è risveglio di tutto l’essere fino ad arrivare a ciò che gli indiani intendono con samadhi, fusione del sé individuale con il sé universale. L’eros quindi si sviluppa e si nutre di quel particolare senso di identificazione: “io sono te” che abolisce la dualità suscitando col senso di appartenenza all’altro il senso di una unificazione. Questo senso di unificazione o di identificazione è descritto come “essere trascinati nell’altro, dentro l’altro, quasi fino al punto di non potersene più distinguere”. E chi di noi nel tango non ha provato almeno una volta nella vita tanguera questa sensazione straordinaria?
Tango di confine?
No grazie. Ho una fusione universale che mi aspetta dietro l’angolo.
Identità e differenza
o fusione universale?
Dove comincio io, dove finisci tu.
Guardali lì. Colgada perfetta. Pivot sincronico. Abiti immacolati. Tecnica rigorosa. Ma risultano freddi. Non muovono l’anima. Né la loro, né quella di chi li guarda. Hanno appena eseguito un tango di confine. Un tango dove si attua quella distanza che la nostra educazione perbenista alimenta quando nell’abbraccio tanguero poniamo riserve. Quando manteniamo il nostro diametro individuale. Quello strano spazio mentale che si trova tra una mano e l’altra, tra il nostro petto e quello altrui, tra le cose che indossiamo e che non vogliamo stropicciare, tra i passi che eseguiamo con caparbiaetà indefessa anche quando il partner, la musica o l’accrocchio in pista ci suggerisce che è il caso di fare altro. Allora diventa tango di confine. Denuncia coreografica della nostra sordità all’Altro. È un difetto in cui ricadiamo, di tanto in tanto. Altro che fare convegni su identità e differenza! Nel tango c’è ancora chi rimane ai bordi, ai confini dell’abbraccio vero. Della fusione che toglie confini mentali e sociali. Ma anche di genere.
Il tango di confine è una pratica viziata dagli stereotipi di ciò che vuol apparire, ma non è .È quello spazio tabù che pur mettendo in contatto, inconsciamente separa, innalzando barriere pari a quelle adoperate per sgomitare sul tram. Pur separando, fortunatamente però per noi, esso finisce col far incontrare persone, cose, culture, identità, spazi fra loro differenti. Le frontiere, le mura di casa o le abitudini comportamentali. Così come il corpo, le divisioni sociali, le mappe del pensiero, la cartografia del potere, rimandano a un’idea di esclusione o di limite che ha l’occasione quotidiana di poter essere rotto dal suo confine. Insomma, seppur ancora in eterno cammino siamo così distanti dalla fusione tra noi e ciò che è altro da noi? Forse il tango può fare la differenza. Non essere la differenza.
È il cervello che nel tango mantiene la distanza. Non il corpo.
Quello si muove da sé. Non i sensi. Rispondono senza che noi si possa fare più di tanto per controllarli. Il corpo è cambiato moltissimo nei millenni. Nel contesto attuale subisce costanti inquinamenti. Eppure cerca di mantenere la sua verità, nonostante la corruzione dell’aria, della società, delle condizioni di vita. Già vi ho raccontato di come anticamente il centro della personalità umana non fosse il cervello, bensì il cuore. E ancora prima di allora, non era nemmeno il cuore, ma era più in basso, vicino all’ombelico: praticamente nell’hara (ventre). Ora però il centro, come gli psicanalisti – in particolare i seguaci di Lacan – ci ricordano, è il cervello. Questo, perlomeno, è quel che si ritiene in Occidente. Ma se chiedi a un monaco Zen: “Con che cosa pensi?”, lui si mette la mano sulla pancia. Quando gli europei sono entrati per la prima volta in contatto con questi monaci, faticavano a capire. “Che sciocchezza! Come puoi pensare con la pancia.” La risposta Zen è significativa dello scartamento del mentale a favore del corpo. Spostiamoci ora da Cina e Giappone. Guardiamo l’India. Crown of creation è la definizione che il filosofo indiano Sree Aurobindo dà del corpo umano, ovvero “corona”, completamento sublime della creazione. A differenza della visione giudaico-cristiana (che l’eredità Atzeca e Maya ha mitigato in America latina) il corpo in India è concepito come veicolo privilegiato per raggiungere il trascendente ed entrare in contatto con l’essenza più segreta dell’universo.
La consapevolezza può usare qualsiasi centro del corpo, e il centro che è più vicino alla sua sorgente originaria è il ventre. Quella che molti insegnanti di tango chiamano comunemente “il perno della radice”. Nelle nuove correnti di pensiero sul tango, da New York a Mosca, c’è chi associa il tango al tantra. Persino l’occidentale – che sovente legge questa danza come un’intensa allegoria della condizione umana: la tensione ideale tra cielo e terra – Così il tango diventa anche per i più austeri, un ballo di una coppia teso al sublime, al ritorno al primigenio. In effetti, grazie alla dissociazione del bacino, le gambe si sporgono a cercare la terra, mentre il busto mantiene l’asse del corpo in equilibrio, distendendosi verso l’alto. Tutto nel tango rimanda alla fusione di corpi, umori, afflati temporali. C’è un’esplosione energetica che convive con livelli di appagamento. Alcuni dicono, pari a quelli dell’amplesso sessuale. Altri all’estasi. Altri, alla elevazione di spirito. Infine, alcuni dicono di poter provare la fusione totale con il proprio partner.
Ma cosa fa veramente scattare tutto ciò? Proviamo a fare un’ipotesi.
Tangueri e tanguere, leggete e meditate.
Il linguaggio tantrico è sempre un linguaggio d’amore e gli adepti o gli amanti nel tantra sono “coloro che sono andati al di là della dualità”. Il tantra propone la trasformazione del sesso in amore e dell’amore in meditazione. L’eros quindi è il “grande cancello che schiude l’infinito e l’eternità dell’esistenza”. Per coloro che praticano il tantrismo, l’energia cosmica inconscia viene raffigurata dal serpente Kundalini, che dorme silenziosamente alla base della spina dorsale. Il fine dell’unione è quello di armonizzare nel proprio corpo i principi maschile e femminile, con una sorta di androginazione rituale. Quando la shakti, o Kundalini, viene risvegliata, attraversa i chakra, e raggiunta la sommità del cranio, dove risiede il principio maschile, a lui si unisce. Questa fusione universale avviene con l’unione simbolica dei due principi opposti. Accettando quanto Jung e Hillman sostengono e cioè che Kundalini è “l’istinto di individuazione” , questo istinto sappiamo avere una forte componente sessuale ed una base erotica.
L’energia sessuale della Kundalini non è che energia vitale, il suo risvegliarsi è risveglio di tutto l’essere fino ad arrivare a ciò che gli indiani intendono con samadhi, fusione del sé individuale con il sé universale. L’eros quindi si sviluppa e si nutre di quel particolare senso di identificazione: “io sono te” che abolisce la dualità suscitando col senso di appartenenza all’altro il senso di una unificazione. Questo senso di unificazione o di identificazione è descritto come “essere trascinati nell’altro, dentro l’altro, quasi fino al punto di non potersene più distinguere”. E chi di noi nel tango non ha provato almeno una volta nella vita tanguera questa sensazione straordinaria?Tango di confine?
No grazie. Ho una fusione universale che mi aspetta dietro l’angolo.
sabato, gennaio 27, 2007
Un solo account per un mare di servizi
Adesso che avete creato il vostro account google potrete usare parecchi servizi come ad esempio:- Home page personalizzata di Google.
- Google video - per caricare e condividere i vostri video sul web
- Picasa web album - il vostro album fotografico online
- Calendar - La vostra agenda consultabile ovunque
- Docs e Spreadsheets - i vostri documenti word e excel direttamente online
- Notebook - feed, link e altro ancora
- Pages - crea in 5 minuti un tuo sito
Racconti di tango, d'amore e di milonga
Da un geniale scrittore e milonguero argentino, 30 racconti ambientati nelle milonghe di Buenos Aires, molti umoristici, tutti indispensabili per conoscere il vero mondo della milonga argentina, luogo dove si balla il tango, spazio per importanti incontri, ma anche per grandi disincontri.JORGE LINDMAN scrittore, sociologo, giornalista, viaggiatore e ballerino argentino, transita la vita traversando varie passioni, fra letteratura e tango
giovedì, gennaio 25, 2007
Video Acro - Tango Dante Monik Dominguez
Music: Astor Piazzolla
La parte più bella è quando lei sale sopra di lui ;)
Chacarera
La chacarera è una danza vivace che, come la maggior parte delle danze folcloristiche argentine, si balla in coppia. Questa è sciolta -dal momento in cui i ballerini non si toccano- ed è indipendente, cioè fanno da sole le evoluzioni, senza combinarle con le altre coppie.Appartiene al gruppo delle danze “picarescas”, di ritmo agile e carattere molto allegro e festivo, vantò del gradimento dell'ambiente rurale e dei saloni colti della parte interna, fino alla fine dello scorso secolo, comprendendo tutto il paese tranne il litorale e la Patagonia. È una delle poche rimaste, ancora adesso si balla in particolare a Santiago del Estero – dove si è radicato fortemente- in Tucumàn, Salta, Jujuy, Catamarca, La Rioja e Còrdoba; quindi la sua espansione comprende la zona del nord est, parte del Chaqueño e praticamente tutto il centro.
Ci sono pochi documenti che parlano della sua storia, questi citano come questo danza sia tra le più antiche, si balla a Tucumàn dal 1850.
Musicalmente è composta da quattro frasi nelle quali si cantano versi in un intervallo che è soltanto strumentale, intercalato dopo il primo e il secondo verso, utilizzandosi anche come introduzione. Questo intervallo è una caratteristica coreografica e può durare sei o otto tempi,corrisponde alla figura di ritorno intera, varia allo stesso modo la durata di questa.
L’accompagnamento musicale che viene utilizzato generalmente è la chitarra, violino, fisarmonica e chiaramente la grancassa (Bombo) che si fa notare con i suoi rintocchi. Nella coreografia si introduce una figura speciale che è quella di “avanti indietro”, che e composta da quattro versi. Allo stesso modo in quasi tutte le nostre danze, è composta da due parti, la seconda si balla uguale a alla prima, però invertendo come è caratteristico la posizione iniziale.

Indumenti femminili: scarpe di cuoio tacco medio. Vestito di “zaraza” due pezzi, gonna molto vaporosa e con tanti “volados” applicati. Camice abbottonate davanti con “volado” messe come sopragonna e altri nel bordo delle maniche attorno al collo. Acconciatura con una o due trecce sciolte.
Indumenti maschili: stivali con i cordoni, con o senza sproni. “Bombacha” giacca tipica, corta con i bordi dritti e ornamenti di “alforcitas” o nido di ape chiamate “encarrujadas”. Camicia, qualsiasi bianca o colorata. Fascia lombare, bretelle con “rastra” o “sinta” larga con tasche. Fazzoletto di seta nel collo con le punte a mezza spalla. Capello con “barbijo” colori grigi, neri o marroni. Coltello nella vita.
Si può ballare in due coppie, in quattro o condivisi, in questo caso i ballerini si ubicano nei vertici del quadro immaginario, tenendo ogni cavaliere di fronte alla sua compagna e a sinistra la dama contraria. Le figure che si condividono sono il giro intero e mezzo giro.
Coreografía :Posición inicial : En los extremos de la mediana del cuadro imaginario
Introducción : Seis u ocho compases (hasta la voz preventiva)
Voz preventiva : Adentro
1º Figura : Avance y retroceso 4 compases
2º Figura : Giro 4 Compases
3º Figura : Vuelta entera 6 u 8 compases
4º Figura : Zapateo y zarandeo 8 compases
5º Figura : Vuelta entera 6u 8 compases
6º Figura : Zapateo y Zarandeo 8 compases (Voz preventiva : Aura)
7º Figura : Media vuelta 4 compases
8º Figura : Giro y coronación 4 compases
Chacarera doppiaÈ una variante di chacarera, originaria di Santiago del Estero. Si differenzia dalla chacarera perché ballandola si fa un giro dopo aver cambiato e prima di fare il giro per tornare, escluso il rombo che si fa all'inizio, benché in alcuni casi si faccia l'avanzamento e la retrocessione dritta.
Chacarera tronca
Si unisce un mezzo tempo alla fine, cosa che gli dà una caratteristica di sincope difficile da accompagnare con gli strumenti o da ballare.
Chacarera lunga
Con alcuni tratti più lunghi dello stile doppio, specialmente per l'associazione di un controgiro.
Esistono quattro tipi di chacareras perfettamente differenziate nel territorio Argentino:
* La Santiagueña
* La Tucumana
* La Chaqueña (salteña del Chaco Salteño)
* La Cordobesa
Video Clip "Tango"
La mia ricerca di video carini ha portato alla luce questo:
Video Clip "Tango"
Realizzazioni video GDG PRODUCTION (www.myspace.com/gdg_productions), in collaborazione con "L.U.M" (Laboratorio Universitario Multimediale)
Location: Bagheria (Palermo) Palazzo Cutò
Video Clip "Tango"
Realizzazioni video GDG PRODUCTION (www.myspace.com/gdg_productions), in collaborazione con "L.U.M" (Laboratorio Universitario Multimediale)
Location: Bagheria (Palermo) Palazzo Cutò
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