Visualizzazione post con etichetta Tango History. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tango History. Mostra tutti i post

giovedì, marzo 05, 2009

Da Chopin a Donato - La melodia del corazon

Un bellissimo brano di tango interpretato da Edgardo Donato, che spesse volte sentiamo musicalizzare durante le milonghe.
Il brano in questione richiama uno dei più bei studi di F. Chopin (Op.10 n.3 'Tristesse') dove il compositore fa emergere la sua anima limpida, sognante, malinconica e cantabile, impronta che non troviamo in altre opere dello stesso Chopin che spesso mostrano un carattere nero ed enigmatico (vedi il finale dell'Op.25n.12) o addirittura funereo come la sonata con la marcia funebre.

Il Maestro Donato grazie alla sua eleganza dei suoi tracciati melodici, senza sottovalutare il fatto che da grande violinista spesso metteva in risalto assoli che lui stesso componeva, riusciva a distinguersi pure per la maestria dei suoi cantanti, ha saputo dare una intensa impronta interpretativa a questo stupendo Studio che il grande Chopin ci ha lasciato in eredità.
Vi invito ad ascoltare le due interpretazioni, quella classica del grande Pianista e Maestro Maurizio Pollini, e quella diretta da Edgardo Donato.

Op.10 N.3 "Tristesse" tratto da Etudes di Chopin - interpretato dal Maestro Maurizio Pollini


"La Melodia del Corazon" Orc.Edgardo Donato - canta Romeo Gavioli ballato semplicemente da Luiza Pasierowska & Osky Casas,


LA MELODÍA DEL CORAZÓN
Testo di Carmelo Santiago - Música Fioravante Di Cicco y Héctor María Artola

Mil amores tuve yo
Y en ninguno yo encontraba
La dulzura que soñé,
Ya que en cambio sólo hallé
La falsía despreciable
Que mi alma endureció.
A la vida retorné
Cuando tu carita de ángel,
En mi vida se cruzó
Y encauzaste mi existencia,
Por la senda que jamás
Ya dejaré.

Fue
Que tu amor,
¡Dulzura y fe!
Retrajo a mí, las ansias de vivir
¡En paz con Dios!...
Paz que tanto ambicionaba
Sol de afectos que anhelaba,
Y que fue canción triunfal de amor,
Que en su esplendor, toma formas de
Melodía que, mi corazón
Con frenesí, canta feliz.

Buon tango... Giannicola ;)

sabato, febbraio 21, 2009

Buscàndote .. O.Fresedo canta Ruiz

Buscàndote...
Stupendo questo brano melodico e purtroppo raro sentirlo in milonga, esprime(come molti altri) il tema ricorrente della ricerca dell’amore, della fatica superata dalla voglia di cercare, rivedere la/il nostra/o amata/o vagando nella speranza di chiudersi in quell’abbraccio che ripaga la fatica di un lungo viaggio… ma che potrebbe allontanare dall’amata/o con la voglia di ripercorrere il lungo cammino che l’ha portato a lei/lui.

video storico (purtroppo incompleto)



Letras y Musica - Eduardo Scalise Orq. Osvaldo Fresedo – Canta Ricardo Ruiz
Vagar...
Con el cansancio de mi eterno andar,
Tristeza amarga de la soledad Ansias
enormes de llegar.

Sabrás...
Que por la vida fui buscándote,
Que mis ensueños sin querer vencí

Que en algún cruce los dejé.
Mi andar apresuré

Con la esperanza de encontrarte a ti,

Largos caminos hilvané

Leguas y leguas recorrí por ti.

Después que entre tus brazos
Pueda descansar,
Si lo prefieres volveré a marchar

Por mi camino de ayer.



Buon tango
Giannicola ;)

giovedì, gennaio 22, 2009

Alma del tango...

Spesso vi sarà capitato di trovarvi a ballare questo brano(raramente riprodotto nelle milonghe) molto melodico ed intenso che con le dolci note ed i rumori graffianti di antiche registrazioni di quasi un secolo fà, risveglia spesso i sensi olfattivi e vibranti dell'anima nel tango degli anni '30 … quello vero.



video tratto dal film "¡Tango! (1933)" canta Alberto Gomez

ALMA - Tango 1932 (Music: Federico Scorticati / Testo: Juan Sarcione)

Alma, que al cruzar la vida
ibas convencida
de hallar un amor;
alma, que soñaste ufana
ver en tu mañana
dicha y esplendor.
Alma, que el arrullo suave
de tu sueño de ave
se trocó en dolor;
alma, nunca desesperes
porque si tú mueres
matarás mi corazón.

Y en el crisol
de tu arrebol
quise ligarme a tu alma.
¡Porque te amaba, dulce cariño mío!
Fue un sueño vano... Fue amargo despertar...
Porque al nacer
ese querer
sólo perdí la calma,
y nunca más he de poder olvidar
todo el encanto de tu mirar.

Y sin piedad
a tu orfandad
vino a sumirme el sino,
y en el naufragio de todos mis anhelos
hoy vaga mi alma, transida de su penar...
Y en mi canción
va mi perdón
para quien fue tirana
y quiera Dios llegue la dicha sin par
tus blancas sienes a coronar...


una delle versioni più belle "secondo me" è quella del maestro Adolfo Carabelli(Pianista, Compositore e direttore d’orchestra 1893 -1947) - cantata sempre da A. Gomez

a seguire altri brani bellissimi diretti da Adolfo Carabelli (una delle mie tandas preferite)

Powered by eSnips.com


Buon tango a todos... Giannicola ;)

sabato, dicembre 29, 2007

Rodolfo Alfredo Biagi

Pianista e compositore nasce a Buenos Aires (nel quartiere di San Telmo) nel 1906 e già alla tenera età di 13 anni eseguiva le prime perfomances musicali come accompagnamento alla proiezione dei primi film muti al cinema. Alla tenera età di 14 anni si unisce all'orchestra di José Maglio al "El Nacional" e suona con Carlos Gardel al bar "Dominguez". Ha suonato nell'orchestra di Juan Canaro fino al 1935, quando si uni all'orchestra di D'Arienzo.
Biagi fu il responsabile dello stile "El Rey del Compás” che lo rese molto popolare al tempo. Nel 1938 creò la sua orchestra. Tra le sue composizioni, una delle più conosciute è "Gólgota" con i testi di Francisco Gorrindo.
Rodolfo Alfredo Biagi si spense nel 1969.

Il suo operato come compositore, sebbene non fu molto ampio, è stato molto popolare.
Tra le sue composizioni ci sono: "Cruz diablo" tango strumentale con testi di Carlos Bahr; i famosissimi vals "Amor y vals", "Como en un cuento" e il tango "Humillación"; con Francisco Gorrindo, i tanghi "Gólgota", "Magdala" e "Por tener un corazón"; insieme con Homero Manzi, le milonghe "Campo afuera" e "Por la güella"; con la collaborazione di Rodolfo Sciammarella, il tango "Dejá el mundo como está"; con Carlos Marín il tango "Oh, mama mía"; con Juan Carlos Thorry, il tango "Indiferencia".

Powered by eSnips.com

venerdì, novembre 09, 2007

Tango français - Joséphine BAKER




Joséphine Baker (St. Louis, 3 giugno 1906 – Parigi, 12 aprile 1975) è stata una cantante e danzatrice statunitense, naturalizzata francese.

Coperta solo di un gonnellino di banane, scatenata nel più pazzo charleston, è una delle immagini tipiche degli anni venti.

Iniziò la carriera di ballerina nei piccoli teatri di St. Louis. A sedici anni debuttò a Broadway in una grandiosa rivista, replicata per due anni. Alla fine del 1925 venne in Europa con la Black Review.

Al teatro degli Champs-Elysées la sua bellezza di donna e la sua bravura di artista mandarono Parigi in delirio. Nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni (alcune delle quali come we have no bananas e la canne à sucre sono molto note) unì il gusto piccante e ricercato del varietà francese al folklore della musica africana.

La passionalità delle sue interpretazioni ed il sincero interesse per l'arte popolare le impedirono di cadere nell'esotismo di maniera, a cui sfuggi assai meno quando portò il personaggio della venere nera sullo schermo.

Fra i riconoscimenti che la patria di adozione le ha tributati va ricordata la Legion d'Onore.

testo tratto da wikipedia

mercoledì, ottobre 17, 2007

Tango français - Nitta-Jô !



There are artists whose names become so quickly forgotten and the fate (?) in the instance of this singer seems to be unjust . Nitta-Jô could be called another 'la tragedienne de la chanson' yet, it is hard to find a note on her date of birth or death in present digital or on-line sources. For me, judging by recordings which I know, she is an interesting artist in the history of French chanson and absolutely worth attention.
It may be also interesting, in the interpretation here presented, how tango became step by step absorbed by French music, the result of which was a new kind and type of a song and its expression being a 'mélange' of overseas rhythmical base and domestic line of melody as well as lyrics.
"Roule" -- a song about crowd and how devastating it can be for a sensitive individual.

mercoledì, settembre 19, 2007

Osvaldo Pugliese e Orchestra - Un pezzo di storia a colori

tratto da http://www.tango.it


Nasce nel 1905 in Buenos Aires e iniziò la sua carriera di pianista nel sestetto di Paquita Bernardo; nel '29 con Elviro Vardaro e nel 1939 formò la sua orchestra.Nel 43 incise con Odeon il suo primo disco, in seguito ne pubblicò altri con Stentor e Phillips. Con i suoi viaggi diffuse la sua musica in Unione Sovietica, Cina, Giappone.

giovane coppia di maestri argentini che si esibiscono dal vivo con l'orchestra di Pugliese. QUIZ. Li riconoscete ?

Pugliese era un idealista e comunista, le sue convinzioni costarono la prigionia anche se fu, grazie alla sua musica amato e rispettato, durante la sua assenza il suo posto fu posto in suo onore un garofano rosso.
Pugliese creò una orchestra unica nelle sue sonorità, grazie al suo continuo lavoro sugli arrangiamenti e sulle caratteristiche del bandoneón di Osvaldo Ruggero con cui ha collaborato dal '39 al '68.
La combinazione delle loro conoscenze e della visione musicale di Pugliese portarono alla composizione di un codice base che rimane tuttora presente in moltissimi brani ballabili.
Morì nel 1995 e al suo funerale echeggiarono le note di "La Yumba" una delle più popolari composizioni.


La Yumba (Osvaldo Pugliese) - applaudite gente!!


;) giannicola

lunedì, settembre 10, 2007

Tres Esquinas

L’emozione
I maestri ballavano e io non li guardavo più, avevo perso interesse per quella lezione ma a causa di quel tango mi sembrava di essere dentro un caleidoscopio che attrae, che strega, che incuriosisce e, al tempo stesso, confonde…
Al termine della lezione, timidamente, mi avvicinai a loro e dissi:
«Angelo, come si intitola questo brano?»
«Tres Esquinas- rispose lui- e significa Tre Angoli»
Ed io «Tre Angoli? In che senso?»
«Nel senso di angoli di una strada, di un quartiere»
«Ah... Il barrìo!- pensai tra me e me- Parla del cosiddetto barrio…»

Come per tutti, anche io rimasi, all'inizio, attratto dai tanghi più vicini ai nostri tempi.
I tanghi rivisitati su basi elettroniche erano congeniali alle mie orecchie e il piacere delle milonghe consisteva nell'ascoltare qualcosa di diverso dai soliti “brani-scuola “delle lezioni. Brani di solito degli anni ’40, quasi sempre strumentali, eleganti, semplici… brani che mi sembravano concepiti solo per essere ballati.
Ma l’impatto con Tres Esquinas fu devastante, rappresentò in me una svolta epocale ovvero la cristallizzazione essenziale di quello che fu, nel tempo a venire, l’enorme interesse verso il tango nel suo aspetto musicale.
E poi la voce di Angel Vargas, che mi trascinava in un luogo lontano nel tempo e sembrava evocarmi tracce sbiadite di una vita precedente. Qualcosa di esistito, non so quanti secoli fa, e che mi chiamava soltanto attraverso la percezione dei suoni prodotti dalle parole, in quanto, allora, non ne comprendevo il loro significato.

Internet, feroce strumento d’informazione dei nostri tempi, fece il resto.
Tres Esquinas è un icona. Rappresentò a lungo il “mio” tango.
E spolverata la vecchia icona mi accorsi che sessant’anni non sono nulla. E’ stato ieri e sarà domani. Un'icona resta fuori dal tempo, non è vecchia, forse è antica, ma di sicuro il suo significato sta nell’immagine stessa che racchiude.

Il Testo
Elemento ricorrente nei testi poetici di molti tangos è il tango stesso che si racconta.
Un'entità astratta, un fantasma, un pensiero collettivo che diventa anima e parla, che ragiona, detta le regole del gioco e, nonostante esso sia un coacervo di bassi sentimenti popolari, si eleva a spirito.
Non è idolatria perché non è un oggetto. Non è santità perché non è divino.
E’ la liberazione dallo squallore del quartiere e sa diventare poesia. Il compadrito che affonda il pugnale non è più un delinquente.
L’amore per le donne che fioriscono come glicini e l’immagine di un umile barrio che dorme sotto la luna piena.
E le chatas, questi malandati veicoli da trasporto che dormono nel cortile, si trasformano in angeli di una povertà che, attraverso il tango, diventa un qualcosa di romantico e decadente.

Una curiosità: la daga, è il pugnale che i compadritos portavano allacciato e nascosto sotto la cinta. Naturalmente, negli anni ’40 la figura del compadrito era, credo, pressoché scomparsa, il testo quindi evoca un ricordo, come succede spesso nel tango, di qualcosa accaduto decenni prima.

Il testo, scritto da Cadicamo, diventa un corpo unico con la musica. E’ una poesia che resterebbe dimezzata senza l’arrangiamento di D’Agostino e la voce di Vargas.

Il cantores
Nato a Buenos Aires nel 1905, Angel Vargas non fu un cantores che si distinse per la grande qualità della sua voce, tanto meno si può sostenere che egli era il possessore di una tecnica invidiabile. Ma la sua permanenza nel ricordo del pubblico porteno è inamovibile. In Vargas riscontriamo una voce che si distingue nettamente dai suoi colleghi. A prescindere dall’orchestra con cui cantò, il suo timbro è inequivocabile ed inconfondibile.
Egli adottò uno stile di canto popolare, senza particolari effetti timbrici, ma limpido, sentimentale e intimo come un sussurro.
Il suo punto di riferimento fu Santiago Devin e, nonostante le tre stelle del pubblico porteno (Gardel, Magaldi e Corsini) fossero allora l'archetipo per i cantores, Vargas riuscì ad offrire sempre un'interpretazione personale e scevra dalle loro influenze.
Gli esordi avvennero sin da giovanissimo con le orchestre di Leandro-Martino, Josè Luis Padula e il leggendario Augusto Pedro Berto. Poi, nel 1932, infine l’ingresso nell’eccellente orchestra di Angel D’agostino, allora accompagnato dal violinista Rosario Mazzeo (entrambi siculo-argentini, lo dico con orgoglio!).
Passarono sei lunghi anni prima che il pubblico scoprisse le doti di Angel Vargas e prima che le società discografiche si convincessero a registrare la sua voce (1938).
Indimenticabili i brani “Adios Arrabal”, “Esquinas Portenas”, “Adios para sempre”, naturalmente sempre con l’orchestra di D’Agostino.
Angel Vargas morì a Buenos Aires a causa di un male incurabile nel 1959.

mercoledì, agosto 08, 2007

La pulpera de santa lucia - Ignacio Corsini



Ignacio Corsini (1891-1967) canta el vals LA PULPERA DE SANTA LUCÍA (1929), una de las obras cumbres de la música popular argentina.

Ignacio Corsini nació en Sicilia (Italia) y en 1896 emigró a la Argentina. Se formó con los legendarios creadores del canto y el teatro argentinos, el payador Bettinotti y Pepe Podestá. Durante los años '30, fue la máxima estrella de la canción porteña, junto con Carlos Gardel y Agustín Magaldi.

'La pulpera de Santa Lucía' fue compuesto por el músico Enrique Maciel y el poeta Héctor Pedro Blomberg en 1928. Para decepción de los autores, la pieza fue rechazada y descartada hasta el año siguiente, cuando Ignacio Corsini la estrenó en Radio Prieto, convirtiéndola rápidamente en un éxito y dando origen a la leyenda.

Era rubia y sus ojos celestes
reflejaban la gloria del día
y cantaba como una calandria
la pulpera de Santa Lucía.

Era flor de la vieja parroquia.
¿Quién fue el gaucho que no la quería?
Los soldados de cuatro cuarteles
suspiraban en la pulpería.

Le cantó el payador mazorquero
con un dulce gemir de vihuelas
en la reja que olía a jazmines,
en el patio que olía a diamelas.

"Con el alma te quiero, pulpera,
y algún día tendrás que ser mía,
mientras llenan las noches del barrio
las guitarras de Santa Lucía".

La llevó un payador de Lavalle
cuando el año cuarenta moría;
ya no alumbran sus ojos celestes
la parroquia de Santa Lucía.

No volvieron los trompas de Rosas
a cantarle vidalas y cielos.
En la reja de la pulpería
los jazmines lloraban de celos.

Y volvió el payador mazorquero
a cantar en el patio vacío
la doliente y postrer serenata
que llevábase el viento del río:

¿Dónde estás con tus ojos celestes,
oh pulpera que no fuiste mía?"
¡Cómo lloran por ti las guitarras,
las guitarras de Santa Lucía!

Vedi anche I Siciliani del tango

venerdì, giugno 29, 2007

Bs.As. – Riaperto il "Café de los Angelitos"

La tanto attesa riapertura del "Café de los Angelitos" è arrivata ed è motivo di orgoglio del quartiere Balvanera e di tutta Buenos Aires.
Resterà aperto 24/24 ore con diverse proposte rivolte al pubblico dei turisti e che includono una cena show.

Lo aveva fondato nel 1890 con il nome di Bar Rivadavia un italiano Batista Fazio.
Inizialmente fu definito “malandras y caferatas” che in lunfardo corrisponde più o meno a gente malvivente.
Il commissario del quartiere di Balvanera definì i malviventi come “verdaderos angelitos senza sapere che stava battezzando il nome di uno dei più famosi cafè di Buenos Aires.
Quando nel 1919 lo acquistò don Angel Salgueiro già l’esquina era stata resa famosa dalla presenza di Gabino, Higinio Cazón, José Betinotti, José Razzano, Carlos Gardel, Roberto Cassaux, Florencio Parravicini ed i primi uomini del socialismo argentino che avevano la loro “Casa del Pueblo” a 50 metri da calle Rivadavia.



“Cafè de los Angelitos” è una canzone di tango che risale al lontano 1945, proprio alla metà del decennio magico degli ani ’40, quando il tango raggiunse i suoi apici inarrivabili.
Questa canzone di Libertad Lamarque ci offre alcuni momenti indimenticabili di una stagione tragica della storia europea ma magica ed irripetibile di quella del tango.
info

martedì, giugno 26, 2007

La Cumparsita



E’ il tango per antonomasia, il più conosciuto e del quale esistono infinite versioni.

E’ il tango che conclude una serata di ballo nelle milonghe.

Gerardo Matos Rodríguez, allora studente universitario, compose “La cumparsita” nel 1916 a Montevideo in occasione di una sfilata di carnevale organizzata dalla Federación de Estudiantes del Uruguay.


Si racconta che il suo successo fu immediato e la gente si unì alla sfilata ballando questa marcetta eseguita con i tamburi.

Alcuni giorni dopo, la partitura del brano fu consegnata da un amico di Matos a Roberto Firpo che, in quel periodo suonava con la sua orchestra al caffè “ La Giralda” (oggi “Palacio Salvo”) di Montevideo. Matos era troppo timido e all’ultimo momento non se la sentì di consegnarla personalmente. Firpo, pur senza dare importanza a quella partitura, promise che avrebbe eseguito il brano il venerdì successivo. La sua esecuzione fu un successo straordinario che si ripetette quando Roberto Firpo decise di eseguire nuovamente“La cumparsita” al “Café Iglesias” al suo rientro a Buenos Aires.



In seguito, e solo negli anni ’60, Roberto Firpo ammise per la prima volta che la partitura originaria fu da lui in parte modificata prendendo spunto da un suo tango “La Gaucha Manuela” e dall’opera “Miserere” di Giuseppe Verdi.


Nel 1924, in occasione dello spettacolo “Un programma de Cabaret” in cartellone al teatro “Apolo”, Pascual Contursi y Enrique Maroni aggiunsero le parole alla musica.


Su esnips.com sono ascoltabili oltre 250 versioni differenti del brano "La cumparsita".

Testo tratto da: ESTILO MILONGUERO ( http://blog.libero.it/Milongueando ).

lunedì, giugno 25, 2007

Caminito

Di certo nulla di paragonabile al Tanguero indio che interpreta "por una cabeza". Ma anch'esso è di tutto rispetto!!!

Di seguito al video troverete il testo del brano eseguito.

Buona visione!!!



Caminito que el tiempo ha borrado,
que juntos un día nos viste pasar,
he venido por última vez
he venido a contarte mi mal.

Caminito que entonces estabas
bordado de trébol y juncos en flor,
una sombra ya pronto serás
una sombra lo mismo que yo.

Desde que se fué
triste vivo yo,
caminito amigo
yo tambien me voy.

Desde que se fué
nunca más volvió,
seguiré sus pasos,
caminito, adiós.

Caminito que todas las tardes
feliz recorría cantando mi amor,
No le digas si vuelve a pasar
Que mi llanto tu huella regó.

Caminito cubierto de cardos,
la mano del tiempo tu huella borró.
Yo a tu lado quisiera caer
y que el tiempo nos mate a los dos

Desde que se fué
triste vivo yo,
caminito amigo
yo tambien me voy.

Desde que se fué
nunca más volvió,
seguiré sus pasos,
caminito, adiós.

sabato, giugno 23, 2007

Primi filmati Tangheri

Sono riuscito a scovare su Youtube un filmato dei primi del '900, ancora senza audio, realizzato da un Italiano di nome Federico Valle. Nello stesso appare, come didascalia, la partitura del pezzo che si sarebbe dovuto suonare in sincrono col filmato.
Riporto testualmente il commento lasciato su youtube:

De 1924, de Federico Valle, italiano, radicado en la Argentina en 1915, y un verdadero pionero filmando en quince años (1915 al 1930), la suma de 565 noticieros, 2000 documentales y 75 largometrajes de ficción, se le debe junto a Pablo Benedetti, haber realizado este film, donde por primera vez en el mundo, el pentagrama musical, se encuentra en la parte baja del fotograma de la proyección, para que las orquestas en los cines tocaran la música que correspondia al film. Trabajan en la citada película dos actores italianos, contratados especialmente para esta monumental producción, Leticia Quaranta y Carlo Campogalliani, este último se ocupó de la realización del film. También fue la primera coproducción del cine argentino, brasilero, italiano. Además se toca por primera vez el tango "Buenos Aires".

Ecco a voi il video:



Buona visione.

domenica, giugno 17, 2007

Tango Canyengue

Si tratta di un esibizione di "Manolo" y Martha, celeberrimi esponenti di questo stile ormai in disuso e praticato solo in senso folkloristico. Il canyengue è lo stile di tango più antico pervenuto ad oggi; esiste una diàtriba sulle coincidenze con l'Orillero, c'è chi sostiene sia la stesso tango ma denominato diversamente.
A me piace tantissimo e per il valore storico e per la sintonia creabile con i ritmi di molti tangos tipici del primo ventennio del '900. Sarebbe bello non perdere certe tradizioni che conservano l'anima del tango delle origini.

sabato, giugno 16, 2007

Le origini del Tango - Il Bandoneon

Per la felicità di Aliento, che non si sentirà più un Don Chisciotte, ecco a voi tre video trovati in rete sull'origine del Tango.



Per la seconda parte del video clicca qui
Per la terza ed ultima parte del video clicca qui

Un Beso!!!

venerdì, giugno 15, 2007

Ninguna

So già che in mezzo a tanto progresso questa chicca che ho scovato risulterà noiosa... qui dentro mi sento un po' Don Chisciotte ma non potevo esimermi dal pubblicare questo post! E' un video tratto da un film che sconosco ( De la película "El tango vuelve a París" - Argentina Sono Film, 1948 ) e riprende l'orchestra di Troilo e Alberto Castillo che canta la celeberrima Ninguna (Raul Fernandez Siro/Homero Manzi). La versione più celebre che si ascolta spesso in milonga è quella di D'Agostino/Vargas ma anche questa versione è molto carina.



P.S. Anibal Troilo è quello che suona il bandoneon... non si offenda El Torito e chiunque lo avesse riconosciuto ;)

sabato, giugno 02, 2007

Mate

Cayetano Castello sdb
MATE PER SOCIALIZZARE
“Se in Europa si conoscesse il mate… ci sarebbero meno divorzi”, ha scritto Arturo Paoli.

Il mate non è una bevanda. O non è solo una bevanda. È vero che è un liquido e… si beve, ma in Argentina, come del resto in Paraguay e in Uruguay, nessuno beve il mate perché ha sete. È piuttosto un costume, una forza socializzante. Il mate è agli antipodi della TV. Questa ti costringe al silenzio perché ti ruba l’attenzione, isolandoti dagli altri. Quello ti spinge a colloquiare se stai con qualcuno e ti aiuta a pensare se stai da solo.

Quando qualcuno ti viene a far visita, la prima cosa che si dice è “Hola – Salve!” e subito dopo: “Gradisci un mate?”. Questo dovunque e con chiunque: ricchi o poveri, giovani e anziani, donne chiacchierone e vecchine silenziose. È graditissimo nei ricoveri per anziani, ma anche tra adolescenti, mentre studiano, conversano o fanno gruppo. Lega padri e figli, amici e avversari. Peronisti e radicali, comunisti e nazionalisti si trovano attorno alla “pava”, il recipiente per preparare la “miracolosa” bevanda. Non ha stagioni: in estate o in inverno, a primavera o in autunno il mate è il compagno indispensabile. Non si sorbisce solo quando si dorme, per impossibilità fisica, se no…
Il mate è l’unica cosa che accomuna il boia alle vittime, i buoni ai cattivi, i santi ai delinquenti. Se hai un figlio gli dai il mate appena te lo chiede, lui si sentirà grande e tu orgoglioso che un rampollo del tuo sangue inizi a sorbire mate. Ti emozioni più che alla prima poppata. Con il passar degli anni saranno loro stessi, i figli, a decidere se prenderlo amaro o dolce, caldo o solo tiepido, con buccia d’arancia o senza, con uno spicchio di limone o no!

Il giorno in cui conosci qualcuno, lo inviti subito a dividere un mate. Se non hai ancora confidenza gli domandi: “Dolce o amaro?”. Sai già che l’altro risponderà: “Come lo prendi tu”, e il ghiaccio è rotto! L’informatico al computer ha vicino la caraffa con la bevanda nazionale e… i pulsanti della sua tastiera sanno di mate! In una casa può mancare di tutto, ma il mate no! In tempi d’inflazione, di fame, di regime militare o di democrazia, insomma in qualunque frangente il mate non ti molla. Qualsiasi maledizione si abbatta sulla tua testa o sulla tua casa, il mate non tradisce. E se un giorno dovessi rimanere senza erba, il vicino te la offre, è certo, perché sa che senza mate è come se fossi nudo.



Tutti i popoli hanno una cerimonia di iniziazione che segna il passaggio all’età adulta: i romani avevano la toga, gli ebrei la circoncisione… Gli argentini hanno il mate! Il giorno in cui tuo figlio sente la voglia di farsi un mate, per la prima volta da solo e prende la pava per prepararsi la bevanda, puoi giurarci che è diventato grande! Forse nessuno ricorda il giorno in cui è passato dal latte al mate!… ma certo non è stato un giorno qualsiasi: dentro è scoppiato l’orgoglio dell’adultità!
Il mate è solidarietà, rispetto, sincerità, compagnia, sensibilità, modestia, generosità, ospitalità, attitudine etica…
Troppo? Si vede che non siete argentini!


more info

mercoledì, maggio 09, 2007

Tango:storia di un pensiero triste

“Indovino lo scintillio delle luci che da lontano accompagnano il mio ritorno. Sono le stesse che hanno illuminato con pallidi riflessi ore profonde di dolore. E pur non volendo, sempre si torna al primo amore, alla vecchia strada dove l’eco disse: “Tua è la sua vita, tuo il suo amore”, sotto lo sguardo beffardo delle stelle che oggi con indifferenza mi vedono tornare…”

di Emanuele Enria


Nelle parole di questa canzone cantata dal celebre cantautore argentino Gardel sembra essere riassunto l’intero universo che anima il tango: una eterna malinconia, l’amore mai dimenticato, un triste e incommensurabile dolore.
Il tango nasce e si sviluppa verso la fine del diciannovesimo secolo nella periferia delle capitali del Plata, tra Buenos Aires e Montevideo, all’interno di un processo di urbanizzazione e immigrazione che porterà nelle due capitali milioni di europei in cerca di fortuna. Ma l’origine ritmica del tango (come rileva Meri Lao nel suo meraviglioso libro “T come Tango”, Melusina Editrice) viene attribuita a quell’inesauribile sorgente musicale che è l’Africa: infatti,
il termine tango sembra che indicasse il porto dell’Africa dove i trafficanti raccoglievano i cosiddetti “pezzi d’ebano” che venivano poi esportati. Un’altra ipotesi è quella che fa derivare la parola tango da “tambor”, tamburo, uno degli strumenti principe della cultura africana.
I quartieri popolari nella zona del porto di Buenos Aires venivano chiamati “mandinga”, dal nome di una zona dell’Africa, il Mali, ma che nel Plata rappresentava il diavolo in persona. Allora, i “barrios mandinga” (quartieri mandinga) vennero chiamati “barrios del tambor”.

Con il tempo, il termine tambor subì delle variazioni fonetiche: nella pronuncia Kimbumba il termine tambor diventò prima tambo’, poi tango’ e successivamente tango.


Il tango nasce dall’incontro di razze e culture in trasformazione. L’urbanizzazione di fine secolo porta i contadini nomadi, i gauchos, nelle città sottraendoli per sempre alle loro origini nomadi; la politica liberale dal 1850 in poi apre le porte all’immigrazione, come sancito dalla costituzione del 1853, in cui si dichiarano aperte le porte “agli uomini del mondo che volessero abitare nel suolo argentino”. Nel giro di qualche decennio la popolazione di Buenos Aires aumenta di ben tre volte, e gli immigrati italiani sono i più numerosi: un milione e ottocentomila italiani solcano il confine argentino prima del 1914, seicentosettantacinquemila tra le due guerre e mezzo milione nel secondo dopoguerra. La percentuale di italiani sulla popolazione straniera fu di circa la metà nel censimento del 1895 e del 40% in quello del 1914. Le fonti argentine fanno ammontare a circa un milione e novecentomila il saldo migratorio italiano fra il 1871 e il 1973 che rappresenta dunque la metà degli stranieri insediatisi nel paese.

Alcuni quartieri prenderanno anche nomi italiani come Palermo, barrios abitato da siciliani e situato nella zona nord della città. E quanti sogni di questi uomini si infrangeranno tra le mura di Buenos Aires: partiti con la speranza di una vita migliore si trovano a vivere la stessa miseria che avevano tentato di abbandonare. Cresce così quel senso di malinconia, prende forma concreta la nostalgia, da “nostos”, ritorno al paese e “algia”, dolore.
E’ nei bordelli, nelle bettole dei quartieri popolari che si inizia a ballare questa musica. Prostitute, marinai, immigrati e ubriaconi gettano i loro pensieri in un ballo che racconta di loro. E’ tutto questo l’anima del tango, una musica, una storia, un pensiero, una nostalgia e, naturalmente, una seduzione…

Perché quando la musica inizia e per un istante gli occhi di un uomo e una donna si incontrano per abbondarsi in un ballo tutto il resto scompare.

In Europa il tango sbarca ufficialmente nel 1905 quando giungono alcuni spartiti musicali esportati direttamente dall’Argentina da Angel Villoldo, il quale tre anni dopo si presenta con un trio per incidere i primi dischi di musica argentina. In Europa sarà Parigi a divenire la capitale del tango: in questa città passeranno tutti i grandi nomi, le tendenze, i modi di ballare. E sarà la stessa capitale a dare al tango una pericolosa minaccia quando monsignor Amette, arcivescovo di Parigi, accusa il tango di essere un ballo “peccaminoso”. La questione arriva direttamente davanti al Pontefice, Pio X, il quale convoca a Roma due ballerini per accertarsi con i suoi occhi “dell’essenza peccaminosa di questo ballo”. La situazione si risolve con un assoluzione da parte del Pontefice e il tango riprende la sua strada come prima.

In Italia, i primi tanghi cantati si hanno intorno al 1925 in “Creola” (Ripp, 1925) e nel “Tango delle Capinere” (Cherubini/ Bixio, 1928) per arrivare agli anni parigini di Milva, quando, nel pieno del sua maturità artistica, cantava le musiche di Astor Piazzola lasciando gli spettatori completamente sedotti dal rosso fuoco che emanava quella musica.
Ed è proprio Astor Piazzola a segnare un nuovo corso per il tango: con le sue composizioni prende forma un nuovo genere di Tango, denominato “Tango Nuevo”, il cui lato innovativo può essere paragonato alle composizioni di Debussy nella musica classica.

Di Piazzola, figlio di un barbiere e di una donna di Massa Carrara, si dice che avesse un carattere forte e altero, impetuoso proprio come la sua musica ma che non lo aiutò certamente a farsi amare immediatamente dagli argentini, attacati da decenni al loro eroe Gardel. La sua vita oscilla tra l’Argentina, la Francia e l’Italia dove suonerà con Tullio De Piscopo alla batteria e Gerry Mulligan.

Ballare un pezzo di Piazzola è una sorta di sfida, perché il tempo cambia continuamente, gli strumenti si intrecciano in assoli dai suoni vertiginosi ed il suo bandeon, la vera voce del tango, ha momenti di lirismo intensissimo. Anche quando si esibiscono due ballerini professionisti, un brano di Piazzola richiede un approccio diverso.

Ma è forse questa la magia del tango: in ogni brano, anche lo stesso ma suonato da orchestre differenti, il movimento deve assumere un carattere suo proprio, l’unicità del gesto.

venerdì, maggio 04, 2007

mercoledì, maggio 02, 2007

Da Troina a Buenos Aires : Ignazio Corsini, il siciliano del tango

La Repubblica del 1 maggio 2007 ha un articolo di Agostino Spataro, giornalista, già deputato al Parlamento, Direttore del Centro Studi Mediterranei, componente della presidenza dell'Associazione nazionale di Amicizia Italo-Araba, collaboratore del Dipartimento internazionele dei DS (Democratici di Sinistra).
Pubblichiamo di seguito per intero il testo dell'articolo.

Troina, 1896: una madre, senza marito e con due bambini attaccati alla gonna, decide di sfidare l'ignoto, parte, disperata, versola lontana Argentina.
Si chiamava Socorro (Soccorso) Salamone e fuggiva dallo spietato anatema di ragazza-madre e dalla miseria nera che, allora, segnava la Sicilia dominata dai latifondisti e suppliziata dalla repressione crispina.
Uno di quei marmocchi era Ignazio Andrea Corsini che diverrà uno dei più grandi cantanti argentini. Egli, infatti, nacque a Troina, il 13 febbraio 1891, da padre noto ma pusillanime giacché diede al bambino il cognome, ma non l'amore e le cure necessarie.
Non sappiamo come siano andate esattamente le cose, fatto sta che i biografi argentini scrivono che Corsini non conobbe il padre.
Aveva, dunque, cinque anni quando lasciò la città natia e approdò al povero barrio Almagro di Buenos Aires, dove la madre-coraggio trovò lavoro in un'osteria come cocinera di piatti italiani per i tanti emigrati che pullulavano nei quartieri intorno alla Boca.
Così ebbe inizio la nuova vita, assolutamente imprevedibile, d' Ignacio (e non più Ignazio) Corsini, il "caballero cantor", una delle più celebrate voci della tradizione criolla, attore cinematografico di talento e, soprattutto, fascinoso cantante di milonghe e di tanghi argentini.

Una favolosa carriera durata mezzo secolo, dagli inizi del '900 fino agli anni '50, che conferma una dolente regola che, da lungo tempo, impoverisce la Sicilia: molti siciliani possono affermare il loro talento soltanto fuori dell'Isola.
Quasi mai in questa terra smemorata e dominata da un potere meschino e ingrato che per sopravvivere deve espellere i suoi figli migliori.

Come nel caso d' Ignacio Corsini completamente sconosciuto in Sicilia.
Al pubblico di Troina l'ha fatto conoscere Marko Bonarius, un contrabbassista venuto ad abitarvi dall'Olanda, il quale, nel settembre del 2006, ha organizzato un "festival del tango" in onore di quel concittadino tanto celebrato in Argentina quanto sconosciuto in patria.
Nell'Argentina di fine ottocento, l'infanzia del piccolo Ignacio si svolse povera e speranzosa come quella di tanti bambini immigrati. Riuscì a frequentare alcune classi delle elementari e subito fu mandato in campagna come garzone di un proprietario terriero che si prese cura del fanciullo e soprattutto della sua promettente voce. Nella pampa, Corsini apprese dai rudi gauchos la musica e le canzoni della tradizione criolla che costituiranno, al suo rientro a Buenos Aires (a circa 17 anni), il miglior viatico per il debutto nello spettacolo circense e dopo, col patrocinio di José Betinoti, indimenticabile maestro "payadore", nello splendore dei teatri della capitale, nei set cinematografici. Un vero salto di qualità che gli schiuse la porta del successo durante le tre decadi d'oro del boom argentino.

Elegante e fascinoso nell'aspetto, Corsini cavalca bene la sua ora, raccogliendo titoli e riconoscimenti davvero prestigiosi:
Nel 1922, viene consacrato "galan-cantor", mentre nel 1928- racconta il suo biografo Ruben Pesce- al teatro Astral, uno dei più importanti di Buenos Aires, realizza un vero e proprio trionfo: "tutta la città seppe di questo trionfo e corse ad ascoltare il dolce, romantico e drammatico cantore...la sua esibizione dovette prolungarsi ininterrottamente per tre mesi".
Con l'avvento della radio la sua celebrità dilaga.
Nel 1936, a seguito di una sorta di plebiscito (votarono circa 1 milione di persone), la rivista "El supplemento" lo proclama "Principe de la cancion portena".
Seguiranno altri riconoscimenti e soprattutto una monumentale discografia che raggiunse 650 titoli di vario genere e una decina di film, fra i quali, memorabili, "Federacion o muerte" e "Fortin alto".
Insomma, un artista poliedrico dotato di un talento certamente superiore alla fama conseguita; tale da competere con Carlos Gardel che era già "el zorzal" (tordo) di Buenos Aires e una stella internazionale del tango.
In realtà, fra i due, più che competizione, vi fu amicizia e reciproca ammirazione.

Corsini e Gardel: due destini paralleli, coevi e fra loro affini. Persino nell'umiltà delle origini.

Anche Gardel (nato in Francia, da padre " deconocido", "nel dicembre 1890- tre mesi prima di Corsini) sbarcò a Buenos Aires, all'età di due anni, con la madre sola e abbandonata a seguito di una relazione, tuttora inesplicata, con un latifondista uruguayano.
D'altra parte, allora, venivano in Argentina anche per rifarsi una vita sentimentale.
Boca era il porto d' accoglienza per tante passioni spezzate. Storie andate a male che alimentarono la copiosa sorgente cui attinse un'intera stirpe d'autori che hanno dato al mondo il tango ovvero un'ammaliante "tristezza che si balla", come lo definisce Ernesto Sabato.
A parte i dischi, i film, le biografie, l'importanza di Ignacio Corsini si coglie visitando la "casa- museo" del suo amico ed emulo Carlos Gardel.
Nell'occasione solenne del Festival del Tango, nel piccolo museo sono state allestite ben tre sale dedicate ai grandi del tango classico: Gardel, Corsini e Agustin Magaldi.
E su tre, due riservate a Corsini: foto, locandine di concerti e di film, recensioni, dischi, documenti e un manifesto che traccia un significativo accostamento fra "el francesito" Gardel e "el tano" Corsini. Dove "tano" sta per napoletano, com'erano appellati tutti gli immigrati italiani.
Fin dal primo incontro, avvenuto nel 1913 in un locale di Bahia Blanca, i due presero a stimarsi, ad ammirarsi reciprocamente; erano "fratelli nel canto" animati da una sincera amicizia che solo la tragica e immatura scomparsa di Gardel (nel 1935) ha interrotto.

Ignacio Corsini chiuse la sua carriera subito dopo la morte dell' adorata moglie Victoria. Spinto dagli amici, farà qualche altra apparizione. Vivrà il resto della vita solo per coltivare i ricordi della sua bella avventura umana che iniziò a Troina e si concluse, il 26 luglio 1967, nella sua casa di calle Otamendi di Buenos Aires.


Agostino Spataro/News ITALIA PRESS
Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

Ultime inserzioni