giovedì, aprile 05, 2007
Diario da Buenos Aires - prima parte
Atterraggio perfetto, si applaude..... Buenos Aires e' davanti a noi, ci attende..... Ritirati armi e bagagli usciamo dall'aeroporto e' veniamo investiti da un'aria pesante che ci toglie il respiro, c'e' un umidita' del 95 % e piove, ma .......Buenos Aires ci attende!
All'uscita dell'aerostazione Carlos, contattato da Catania, ci attende davvero con una renault scalcinata di almeno 20 anni. E' gentile, cerca di blaterare qualcosa in italiano e
noi qualcosa in un improbabile castillano attingendo dalle poche parole apprese alle lezioni di tango.... comunque ci intendiamo, sa dove deve portarci e ci da' qualche consiglio per affrontare " la grande mela" ....
B.A. ci attende .....
Arrivati in via rincon al numero 294 ci attende Beda la proprietaria o l'intermediaria che ci ha affittato l'appartamento; e' una bella sessantenne dalla pelle abbronzata e dall'espressione luminosa e leale.
Apre il portone del palazzo ci fa entrare ed immediatamente lo "serra" dietro di se. A B.A. tutti fanno cosi'..... prendiamo l'ascensore, un'ascensore vecchio con doppie ante fatte da inferriate a soffietto, al piano tardiamo a chiudere le porte e .... una sirena parte a segnalare di chiuderle queste porte!..... finalmente vediamo il nostro appartamento, un grazioso bivani che ha tutto il necessario per un confortevole soggiorno. Beda ci da le ultime indicazioni ed un
biglietto da visita per cottattarla in caso di necessita'.
Beda va via.....
siamo soli a B.A. e piove,
piove a dirotto ......
Matteo e Salvina
mercoledì, aprile 04, 2007
Pizza a Napoli e tango a Buenos Aires
Per chi, come me, si emoziona alla vista del golfo di Napoli da Posillipo o piuttosto ama percorrere all’imbrunire la via che dal S. Carlo conduce a via Chiaia, passando dal settecentesco bar Gambrinus poco adiacente a piazza Plebiscito, non può che essere tentato da una visitina gastronomica presso la celeberrima e antichissima pizzeria Brandi… Non ricordo quante volte mi sia fermato là e non ricordo bene neanche il sapore della pizza che a tutt’oggi, si dice, sia proposta come l’antica ricetta insegna … In buona sostanza, la stessa pizza che assaggiò la regina Margherita possiamo gustarla ancora oggi… e, a conferma del fatto storico realmente accaduto, la pizzeria espone una lettera di plauso della regina stessa a ringraziamento del gustoso omaggio fatto dal Sig. Brandi ... (non apriamo volutamente una parentesi sulle gran doti di contraffattori dei napoletani... )Pasta morbida ma non troppo, pomodoro, due foglie di basilico e rigorosamente mozzarella di bufala… Per i più audaci un solo ingrediente è permesso: salsiccia o melanzane o funghi o… un'insolenza imbottirla con più ingredienti!
E dove sono quelle meravigliose e fantasiose pizze che si mangiano in Italia per ogni dove con 25 ingredienti diversi? “Che sono venuto a fare a Napoli ?” , qualcuno potrà chiedersi…
Non sono mai stato a Buenos Aires. Ho preferito sfiancare alcuni fortunati che vi sono stati al loro ritorno: “Che tango si balla lì?! Come si invita una dama? E’ vero che devi fissarla a lungo prima di invitarla? Secondo te, sarei in grado io di stare in milonga?”
E adesso dovrò andare a vedere di persona… infatti se è vero che dopo 3 o 4 brani è buona educazione lasciare la dama, se ad una proposta di gancho lei non risponde, se faccio un paio di vorticose sacadas le donne non ricambiano più alla mia “mirada”, se, al secondo fortuito scontro con l’altra coppia vengo invitato a sedermi, se devo per forza abbracciare stretto e devo pensare a fermare le figure che ho in testa e ballare nello spazio di un centimetro, se non ascolterò mai i Gotan Project in milonga… insomma, che ci vado a fare? A fare la scena del gringo? L’esemplare da prendere in giro per via del mio “Tango para exportacìon” ?
E temo che il problema non sia quello della confusione e dello spazio…smettiamola.
Nelle milonghe europee ormai c’è un enorme quantità di gente… mi chiedo, stiamo tentando in europa, inconsciamente, di creare un'autoctona e nuova cultura del tango? In fondo, il tango fa a buon titolo parte della nostra cultura e, per di più aggiungerei, eccome! Un terzo degli immigrati, un secolo fa, era di nazionalità italiana… guardate i cognomi dei direttori delle orchestre: D’Arienzo, D’Agostino, De Caro, Canaro, Pugliese…tutti terroni, dai! E, comunque, nella capitale nascente erano quasi tutti europei, pochi criolli…
Apprendo, rinfrancato e stupito, che gli argentini diedero già prova di 'provincialismo' quando il tango, esportato e ripulito a Parigi, si diffuse in patria anche tra le classi benestanti.
Ci pensammo noi europei…molto bene.
Ed ora?
Stiamo partecipando inconsapevolmente, ancora una volta, ad una nuova evoluzione? Che pena quei vecchi porteni milongueri! Non si accorgono oggi di come il tango stia cambiando, così come i loro nonni compadritos, ballando l’Orillero, non si accorgevano che a Parigi il tango ascendeva ai salotti bene…
Che casino… esiste un vero tango? Qual'è quello 'vero'? Dalle strade e dalle milonghe è andato sui palcoscenici…e dai palcoscenici torna di nuovo in milonga?
Scopro di maestri di tango che non sono mai stati a Buenos Aires… o di chi, una volta andato “alla fonte” non ha potuto esprimersi come credeva e non v’ ha più fatto ritorno… è veramente “la fonte” Buenos Aires o è solo distesa sul letto del Rìo de La Plata? O forse non esiste nessuna “fonte” e scorre dovunque la vera ispirazione Portena?
Ciascuno balla il tango che vuole e lo interpreta liberamente mi risponderanno i più anarchici…
Deduco, a questo punto, che va pure bene la pizza campagnola con aggiunta di bresaola, gorgonzola e peperoncino…de gustibus.
Non ricordo che sapore avesse la pizza da Brandi. Tre ingredienti. Era buona e basta. Ricordo l’aria che respirai, i camerieri con il loro fare fintamente ossequioso come tradizione partenopea impone. Il golfo, il S.Carlo, via Chiaia, piazza Plebiscito… Gambrinus.
Tango Lezione VIII - Recule en 5
Con la consapevolezza che un video non può sostituire una lezione ma con la voglia di condividere il materiale che si trova sulla rete ecco che nasce una nuova serie di post.
Queste sono delle esclusive lezioni di tango realizzate da due dei più importanti maestri nel mondo, Mora Godoy e Osvaldo Zotto.
lunedì, aprile 02, 2007
Che coppia !!!
Direi che due bimbi in equilibrio potrebbero far nascere un bel dibattito soprattutto aggiungendo anche la lettura di una favola:
Il porcospino ballerino

C’era un porcospino che era un vero fenomeno a ballare. Sapeva ballare tutti i tanghi, tutti i valzer, tutte le mazurke e anche il rock and roll e il tip tap. Si chiamava Franchino. Appena sveglio, la prima cosa che faceva era un balletto, poi faceva colazione tuffando nel caffelatte i biscotti buonissimi che gli preparava la nonna. “Complimenti, nonna, sono ancora più buoni del solito!” le diceva Franchino ogni mattina. “Complimenti Franchino, hai fatto una piroetta perfetta!” gli diceva la nonna quando lo vedeva ballare. La nonna, infatti, era molto orgogliosa di Franchino e un giorno gli portò a casa un giornale e gli disse:“Guarda qua, questo è quel che fa per te!” Sul giornale c’era il bando di concorso del Gran Ballo a Coppie. “Iscriviti subito!” gli consigliò la nonna. “Prima devo trovare una compagna” disse Franchino. “Non sarà difficile, bravo come sei!” E invece per Franchino era difficile trovare una compagna di ballo, e anche parecchio. Infatti, ballare tra porcospini era assolutamente impossibile perché, dopo due piroette e quattro passi, con tutti quegli aculei ci si ritrovava incastrati per bene. Quindi nessuna porcospina era disposta a ballare con Franchino. D’altra parte gli aculei di Franchino erano un bel problema anche per le altre ballerine. “Fossi matta!” aveva detto Madama Lepre quando Franchino l’aveva invitata ad iscriversi al concorso in coppia con lui “Non voglio mica ritrovarmi infilzata e bucherellata come un colabrodo!” E si era iscritta al concorso in coppia con Messer Scoiattolo e tutti i giorni si allenavano insieme ad eseguire fantastiche evoluzioni di rock acrobatico. Allora Franchino aveva invitato Madamigella Pavoncella, che era una vera campionessa di tango, ma anche lei si era messa a strillare: “Ma tu sei matto, caro mio! Ballare mi piace e tu sei anche bravo, ma mica voglio finire all’ospedale!” E poi si era iscritta al concorso con Messer Gallo e insieme, sulla pista da ballo, si davano un sacco di arie. Franchino, mentre le altre coppie si esercitavano per il concorso, ballava da solo, ben lontano da tutti. Il giorno del concorso si avvicinava e lui non aveva ancora trovato una compagna, e ormai disperava di riuscirla a trovare, quando si sentì chiamare: “Ehi, Franchino, come balli bene! Non è che vorresti partecipare al concorso con me?” Chi gli aveva parlato era la Tartaruga Uga che già da un po’ lo stava osservando. “Tu… tu… balleresti con me?” chiese stupito Franchino. “Ma non hai paura di pungerti, forarti, bucherellarti e…” e poi, mentre Uga rideva, si rese conto che a una tartaruga, con quel guscio duro, non poteva certo far del male. “Ma tu, cosa sai ballare?” chiese poi Franchino. “I lenti. So ballare tutti i lenti” rispose la Tartaruga Uga molto lentamente e, per dimostrarglielo, si mise subito a ballare un lento. E certamente non si era mai visto un lento più lento! Anche la giuria del concorso fu d’accordo e Franchino e Uga vinsero il primo premio nella categoria balli lenti. Franchino, dalla gioia, eseguì uno sfrenato tip tap in piedi sul guscio della Tartaruga Uga che risuonava come un tamburo in modo fantastico. E così venne acclamato anche campione di tip tap dalla giuria entusiasta. Franchino, dalla gioia, si mise a ballare con Uga il tango col casquet e Uga, protetta dal suo guscio, cadeva e rimbalzava così bene che la giuria assegnò a loro anche il premio per il tango. Quella sera Franchino tornò a casa con ben tre coppe d’oro e festeggiò quel successo con la Tartaruga Uga e con la nonna, tuffando biscotti ognuno in una coppa d’oro colma di caffelatte.
Tango Nuevo o Tango Milonguero??
A voi i commenti...
Pertanto:
- Chi ammette d'esser un pò Madama Lepre?
- Chi Messer Gallo?
- Chi Madamigella Pavoncella?
- ... E soprattutto Porcospini e Tartarughe uniamoci!!! ;-)
"Le favole aiutano a crescere e chi non ha voglia di crescere... almeno nel Tango."
P.s. Grazie a Faby e Giannicola x la collaborazione
Julio Balmaceda y Corina De La Rosa
Julio Balmaceda y Corina De La Rosa bailan "Bajo un cielo de estrellas" - Miguel Calò
domenica, aprile 01, 2007
Intervista a Pablo e Dana -il nuevo che avanza
Quando l’energia e l’entusiasmo si incontrano, non possono che dar vita ad una chiacchierata tutta incentrata sul “nuovo” (che a seconda di come lo guardi può anche non essere considerato tale). Questa potrebbe essere la sintesi dell’incontro di Tangomagazine con il nuovo (anzi il nuevo) tango di Pablo Villaraza e Dana Frigoli.Cominciamo dal principio: da quanto tempo lavorate insieme?
Pablo: Lavoriamo insieme da sei anni e mezzo.Nel dicembre del 2002 siamo venuti per la prima volta in Italia.All’inizio ci chiamavano più che altro in Asia, poi siamo venuti in Europa portando la tecnica che abbiamo sviluppato durante gli ultimi cinque anni.
In che cosa consiste la vostra ricerca, la tecnica che avete elaborato? È tango nuevo?
P: Non so se è tango nuevo, abbiamo preso il “vocabolario tanghero tradizionale” trasformandolo, senza perderne l’essenza che per noi è fondamentale. Abbiamo lavorato molto sulla nostra coppia nel tango, cercando di consolidarla. Un lavoro complesso perché significa condividere dubbi e risultati nel bene e nel male. Dal punto di vista della tecnica ricerchiamo un tango più comodo, più confortevole, non voglio dire “nuevo” perché è una parola che non ci entusiasma molto, piuttosto il nostro è un tango giovane, per il tipo di ricerca non per l’età.
Allora che cos’è il tango nuevo?
P: Penso che si debba intendere come un nuovo modo di concepire il tango: cambia l’obbiettivo della ricerca. Prima era focalizzata sull’uomo, tutto si basava sulla sua comodità. Oggi il tango nuevo si basa sulla comodità della donna, se la donna è scomoda l’uomo comincia a preoccuparsi un po di più di lei e questo è un cambiamento nel tango. Nella forma classica del tango, la donna appariva ma, il centro dell’attenzione era l’uomo, oggi è ancora l’uomo ma, attraverso la donna.
Dana: esatto! L’uomo attraverso la donna. Questa è la definizione perfetta, l’uomo diventa protagonista facendo sentir comoda e facendo risaltare la propria donna.
P: È un concetto complesso, soprattutto per noi uomini latini, perché veniamo da una generazione che aveva una concezione “machista” del tango. Per questo anche a me costa fatica, come a tutti credo; forse in Germania, dove già da molti anni è cambiato il rapporto uomo-donna, è più facile. In Italia però penso che sia ugualmente difficile.
Come mai allora gli uomini sembra abbiano tanta in difficoltà quando si tratta di abbracciare la donna nel tango? Come mai la maggior parte dei giovani sembra prediligere il tango nuevo prorio perché meno basato sull’abbraccio e più sul virtuosismo tecnico e musicale?
Dov’è finito il macho?
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