giovedì, maggio 24, 2007

Cos'è la Netiquette?

Se hai appena conosciuto il mondo dei blog e dei blogger è importante che tu conosca la netiquette.

Per netiquette si intendono alcune regole di educazione che si dovrebbero conoscere ed utilizzare mentre si naviga su internet: essendo una società virtuale ci sono regole di comportamento proprio come per la scoietà in cui interagiamo nella vita reale.
E' importante rispettarle perchè, se spesso nella vita reale le cose possono essere interpretate, spiegate a voce e di persona, su internet c'è un'ostacolo in più: gli utenti non si vedono, non ci sono espressioni se non quelle scritte, manca il contatto umano. E' quindi doveroso avere ancora più tatto, per non essere fraintesi o sembrare maleducati.

La netiquette generica si arrichisce poi di alcuni punti quando si parla di blog. Il blog molto spesso è uno strumento estremamente personale ed è quindi giusto rispettarlo come si rispetterebbe il suo autore.


Regole Generiche

  1. Appena entri in un forum, una chat o una community è bene leggere i messaggi che vi circolano: così potrai renderti conto dell'argomento, del modo con cui lo si tratta, dei temi già trattati.
  2. Evita di scrivere in caratteri maiuscoli: equivale ad URLARE e così viene inteso dagli utenti.
  3. Evita di scrivere lo stesso messaggio in più luoghi (forum, email, chat, commenti). Questo equivale al cosiddetto crossposting.
  4. Evita in luoghi pubblici (forum, chat, community) polemiche e questioni personali, rispetta le idee altrui, le religioni e razze diverse dalla tua, non bestemmiare né insultare altri utenti.
  5. Evita SEMPRE il turpiloquio, non ricorrere a censure superflue.
  6. Evita di giudicare le persone, specie se non le conosci.
  7. Ognuno si senta libero di esprimere le proprie idee, nei limiti dell'educazione e del rispetto altrui: ben vengano le discussioni vivaci ed animate, ma senza trascendere i suddetti limiti!
  8. Non inviare messaggi pubblicitari, catene di Sant'Antonio o comunicazioni che non siano state sollecitate in modo esplicito.
  9. E' severamente vietato rendere pubbliche le conversazioni private (MP, ICQ, mail, etc..) senza il consenso dei diretti interessati.
  10. Non essere intollerante con chi commette errori sintattici o grammaticali. Chi scrive, è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività.
  11. Usa le faccine per esprimere gli umori: quando dici qualcosa di sarcastico o scherzoso, è l'unico modo per comunicare all'interlocutore che non fai sul serio! Ma non abusarne: l'uso di troppe o inopportune faccine non è ben accetto.

Regole per i Blog

  1. Rispetta tutte le regole generali.
  2. Quando commenti su un blog, sii pertinente al post che stai commentando. Per salutare l'autore o per discorsi non inerenti, contattalo via tagboard, messaggio privato o email.
  3. Se vuoi linkare un blog, non pretendere lo scambio link: non è una cosa dovuta e sarebbe opportuno linkare solo blog che si leggono e si apprezzano.
  4. Non pretendere che tutti i tuoi commenti o le tue email abbiano una risposta. A volte gli autori sono sommersi di email dai propri lettori e spesso il tempo da dedicare ad ognuno è molto poco.
  5. Non inviare commenti o messaggi privati solo per far conoscere il tuo blog.
    Non essere offensivo nei commenti e sii molto rispettoso sopratutto in caso di un blog personale.
  6. Non citare o copiare i post di altri blog senza aver prima richiesto il consenso all'autore.
  7. Se stai creando un template o ne hai scaricato uno gratuito da un sito, controlla sempre che non ci sia il copyright sulle immagini.

articolo tratto da IOBLOGGO.COM

Per chi vuole approfondire ecco altri siti di riferimento:

  1. http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
  2. http://www.nic.it/NA/netiquette.txt

Maria de Buenos Aires Astorpia quinteto Piazzolla



María de Buenos Aires is a tango opera (tango operita) by Ástor Piazzolla. The music draws on the nuevo tango idiom for which Piazzolla is famous.
Nice performing.

mercoledì, maggio 23, 2007

Esteban Moreno y Claudia Codega - masters neotango 2005



New tango filmed at Sacramento Master from tango renaissance

Tango trance

di Monica Nucera Mantelli

Occhi che si perdono oltre, in una dimensione altra. Guance che si sfiorano bagnando l’altrui verticalità. Passi che trasudano calore e adrenalina. Bacini che ritmano l’architettura del tempo. Tambor del ritmo negro che scolpiscono la melodia. Mani che si intrecciano, che posano, che marcano. Gambe che avvolgono, scommettono, rimpiazzano. I corpi di chi vive tango si fondono nel pilado e nel milonguero in una sorta di ipnosi che li rende quasi sonnambuli. Sono in trance, si direbbe. Viaggiano spazialmente. Ove il maschile e il femminile si tocca, si tange e si patteggia con botta e risposta, alimentando un’ energia reciproca.
In una danza che apre il dialogo al ricongiungimento con ciò che nella radice atavica del nostro esistere abbiamo tacitamente conservato: il desiderio di ricongiungimento. Alla terra, alla nostra identità. All’altro. Il ritorno alla fusione, all’Unità. E in questo rituale plastico spesso c’è aspirazione, a volte persino comunione spirituale. Forse guarigione. Forse perdizione. Visti dall’occhio vagabondo dei “non addetti ai lavori” i tangueri sono testimonianza impedibile del piacere estetico, appagamento sensuale del voyeurismo più puro. Certamente gli uomini amano anche guardare la coquetterie del femminile. E le donne? Le donne, sia quelle che vi partecipano attivamente, sia quelle che ne fruiscono da spettatrici sovente raggiungono una forma di estasi.
Nel tango il corpo è quello straordinario contenitore che libera dal pozzo nero dell’anima. Senza inutili e false digressioni intellettuali.


Ed è sempre il tango che ci offre una forma di comunicazione priva di parola, quindi più profonda del lessico stesso. Come sotto effetto di una droga che cattura, ci muoviamo, reagiamo, equivochiamo – sulle marche, sulle intese, sul feeling l’attrazione – obbedendo alla legge del tango, che sfugge ad ogni razionale comprensione e ad ogni analisi oggettiva. Bello, brutto, buono, cattivo. Se si balla bene e c’è intesa, va bene tutto e tra le tande solo la fatidica cortina interrompe o suggella il silenzio di un rito che si compie a due. Ma il vociare in milonga andrebbe quasi bandito. E’ una violenza all’atto che il corpo attua in sincerità: la parola in qualche modo è superflua, diventa un filtro della realtà, un qualche cosa che permette di nascondere con un filo di pudore l’aggancio immediato con chi ci è normalmente estraneo nel quotidiano - l’intima condivisione di uno empatico percorso temporaneo. Ma allora il corpo può essere ancora degno custode della verità?
Tutti sono concordi nel dire che il tango, agisce sul corpo, ed è ingrediente catartico, ovvero elemento di trasformazione dell’individuo. E fors’anche della sua personalità. Gli antichi raccontano che il centro di consapevolezza che è più vicino alla sua sorgente originaria è l’ombelico. Esattamente l’area del corpo che agisce sulla comunicazione silente che passa tra due ballerini di tango. Tutti si fermano a guardare i passi che fanno i grandi tangueri argentini, ma nessuno nota il rapporto energetico che passa attraverso i bacini. Siamo pronti a memorizzare le sequenze, incamerando pose e coreografie, ma nessuno che riesca a guardare oltre la superficie delle cose per capire cosa passa veramente.
Silvia Vladimivsky, coreografa nonché direttrice artistica del “Teatro Fantastico de Buenos Aires” lo ha capito molto bene e i suoi seminari di teatrodanza lasciano un segno di profondo cambiamento nel rapporto tra corpo – danza e interpretazione coreografica. La regista ha elaborato un modo tutto suo di far stabilire armonia in sé stessi attraverso il corpo e l’anima, con l’ausilio di vals, tango e milonga, liberando l’energia dei chakra. Collegandoci alla terra, alle radici. Ricordo aver imparato da lei a muovermi nello spazio ad occhi chiusi, fidandomi dell’altro, esprimendo la mia coreografia dell’anima e ascoltando pienamente ciò che il ballerino aveva da propormi. Finché un giorno, scendendo a un livello di coscienza quasi primordiale ho iniziato a sentire la comunione intima che riunisce chi balla tango. E ho iniziato ad essere più vera con me stessa, più conciliante con ciò che era altro da me.

Agire con il corpo nel ballo è come raccontare un racconto il cui finale può tradursi in uno stato estatico legato alla trance, in cui l’esprit, l’anima - e non la mente - è vera interprete. Ma be careful: la creatività e il cambiamento avviene se diventiamo capaci di lasciarci andare ai sensi, ovvero allo spirito. Non in modo lascivo, ma in modo sano, onesto. Questo vale per uomini e donne indistintamente.
L’immaginario creativo ha bisogno di nutrirsi di carne, di pelle, di umori. E’ così che l’eros, altra faccia di agape e philos (le tre declinazioni greche dell’Amore) si manifesta. E manifesta con esso la sua capacità di fare catarsi, ovvero di trasformare, di cambiare qualcosa nell’essere umano. Perché è proprio sotto, nell’abbandono della carne, che si lavora su di sé, connotando o mettendo in dubbio l’accezione della propria identità primaria. Ed è proprio la dissociazione dalla propria identità mentalmente controllata che permette il ridimensionamento dell’Ego, il volo dalle convenzioni, la fuga dagli status sclerotizzati, il godimento interiore e fors’anche la sopravvivenza nella società urbanizzata.

Potrebbe essere anche questa una delle possibili chiavi di lettura della “terapia” insita nella pratica del tango stessa: l’individuo posto di fronte ai molteplici ambienti sociali (famiglia, lavoro, amicizie) esorcizza l’angoscia e la solitudine rifugiandosi anche nel tango e plasmandosi alla seduzione del corpo. Il corpo nel tango diventa un corpo in trance, e quindi in trasformazione. Chi balla sa che si assottiglia il girovita nelle donne, si apre il petto nei ballerini, si diventa più armoniosi nella camminata.
Il tango può alterare il livello di coscienza delle persone che lo ballano e portarle in uno stato di meditazione attiva grazie alla commistione dei generi e delle composizioni ritmiche delle danze tribali che sono alla base della musica stessa.

Già è stato comprovato per altri balli popolari come la taranta o il samba da antropologi ed etnopsichiatri come Georges Lapassade ed Ernesto De Martino.
Lancio un appello a lorsignori: è tempo di farlo anche per il tango. Il tango, con la sua trance interiore, con la sua verità, con la sua straordinaria ricchezza multi e socio-culturale, ci potrà aiutare a lavorare su noi stessi e chissà, magari anche sulla società.

Tratto da TangoMagazine n.1

martedì, maggio 22, 2007

In-Grid -- In-Tango



Artist: In-Grid
Song: In-Tango
Album: Rendez-Vous: The Sound of the Mediterranean
Year: 2003

FOTO PEGASO’S CIRCUS 20/05/2007

Concerto con musiche di Piazzolla

Il 26 maggio un gruppo di miei amici catanesi, molto bravi, terrà un concerto presso il Centro Culturale Teatro Biblioteca di Gravina di Catania alle ore 18.30. Durante il concerto, per violino, violoncello e pianoforte, saranno eseguite musiche di Piazzolla e mi promettono una sorpresa che, da tanghera, mi piacerà.

Chi fosse interessato a venire me lo faccia sapere perchè c'è la possibilità di qualche ingresso gratuito, anche se in fondo il costo del biglietto è solo 6 euro.
Il curriculum dei musicisti e ed altre info sull'evento potete trovarli sul sito www.mondomusicatania.it

TRIO SOLEDAD:
Giovanni Anastasio, violino
Maurizio Salemi, violoncello
Stefano Sanfilippo, pianoforte

A seguire il programma:

Johann Sebastian Bach - Largo
Giulio Caccini - Ave Maria
Michail Ivanovic Glinka - Elegia
Claude Debussy - La ragazza dai capelli di seta
Riccardo Yehoshua Ben Avraham Moretti - 3 Canzoni su temi popolari ebraici
Astor Piazzola

Chiquilin de Bachin
Le quattro stagioni
(trascrizione di Josè Bragato)
Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

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