sabato, maggio 10, 2008

Tito Schipa



Raffaele Attilio Amedeo Schipa nasce a Lecce, quarto figlio di una famiglia modesta (il padre Luigi è guardia daziaria) nel quartiere popolare delle Scalze negli ultimi giorni del 1888, ma viene iscritto all'anagrafe il 2 Gennaio 89 per questioni di leva militare.

Il suo sovrannaturale talento vocale viene notato immediatamente dal maestro elementare Giovanni Albani poi da tutta Lecce, per cui fu sempre "propheta in patria".

Con l'arrivo da Napoli del vescovo napoletano Gennaro Trama (1902) vero talent scout dell'epoca, l'avvio all'arte del giovane talento, soprannominato ormai "Titu" (piccoletto), è garantito con la sua entrata in seminario, dove studierà anche da compositore.

Dopo un'adolescenza piuttosto agitata nella sua città natale, dove dà prova, oltre che del suo talento artistico, anche della sua predisposizione all'avventura e alla seduzione, su consiglio del suo miglior maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito "emigra" a Milano per completare gli studi con Emilio Piccoli e cercare l'occasione di debutto (naturalmente a pagamento) che avviene a Vercelli con una Traviata(4 Febbraio 1909).

Il successo non è immediato (le caratteristiche vocali del ragazzo sono del tutto inconsuete per il pubblico medio dell'epoca) ma la progressione è sicura e costante, fino a che, dopo una lunga routine di formazione nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, culminata a Roma per l'Esposizione Universale del 1911, il primo trionfo lo aspetta a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d'arte "Tito Schipa" si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane.

Il successo lo porta subito in Spagna, e lo spagnolo è la lingua più esemplare della sua naturale predisposizione poliglotta (ne parlerà correntemente quattro e ne canterà undici compreso l'aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano) il che lo aiuta a conquistare con facilità il cuore degli spagnoli, orfani del loro idolo, il tenore catanese Giuseppe Anselmi.

Con una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all'estero è assicurato.

Segue un periodo di viaggi tra la Spagna e il Sud America, dove si gettano le fondamenta di un lungo intenso rapporto con il pubblico, specialmente argentino. Ma la guerra, col pericolo dei sottomarini, vede il giovane Schipa intentare e vincere una causa con la sua agenzia artistica per farsi riconoscere il diritto a non navigare fino alla cessazione delle ostilità.

Il 1919 è l'anno dell'approdo negli Stati Uniti, invitato dalla soprano Scozzese Mary Garden e dall'impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestiscono la Civic Opera di Chicago. Qui sposa la soubrette francese Antoinette Michel d'Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e Liana.

Questa volta è Rigoletto l'opera del debutto trionfale a Chicago (4 Dicembre). Inizia per Tito Schipa l'avventura statunitense, cominciata come probabile successore di Caruso ma in realtà definitasi come quella dell'Anti-Caruso per eccellenza, che lo vede tenore stabile di Chicago per 15 anni, indi primo tenore al Metropolitan di New York, ormai tra i più famosi e i più pagati cantanti dell'epoca, specialmente nella categoria del "tenore leggero" o "di grazia" dove si assicura il titolo di massimo interprete d'ogni tempo.

La permanenza e la quasi naturalizzazione americana comportano, per il carattere dinamico e curioso del soggetto, una serie di coinvolgimenti artistici, mondani e sociali di grande importanza e spesso di grande rischio :

Progetta di scrivere un'opera-jazz (quindici anni prima di Gershwin), si avvicina al repertorio leggero spagnolo e napoletano con risultati insuperati nell'ambito tenorile (grazie anche alla amicizia e collaborazione con gli autori José Padilla e Richard Barthelemy), si apre all'esperienza del nuovo cinema sonoro diventando anche un più che discreto attore di musicals (Vivere! del 1937 capeggerà il box-office italiano sia con la pellicola stessa che con le due canzoni di Bixio incluse, Vivere e Torna piccina mia), si compromette con i gangster di Al Capone venendone classicamente prima ricattato poi blandito, colleziona onorificenze e riconoscimenti prestigiosi, tra cui la Legion d'Onore francese, passa da un'avventura sentimentale all'altra con risultati disastrosi per il suo matrimonio, e soprattutto guadagna cifre vertiginose che sperpera con abilità diabolica, rimbalzando continuamente dalla classifica degli uomini più ricchi del mondo a quella di bersaglio ideale per le stangate di ogni tipo.

La seconda guerra mondiale e il suo nuovo legame sentimentale con l'attrice Caterina Boratto, che lo riavvicina all'Italia, lo portano a coinvolgimenti eccessivi con il regime fascista, soprattutto per l'antica amicizia personale con Achille Starace, suo conterraneo. L'America del pre-maccartismo lo dichiara indesiderato, e lo stesso fa l'Italia del Teatro alla Scala appena restaurato e riaperto.

L'opera di autocritica e di rigenerazione è lunga e faticosa, ma a metà degli anni '40 il cinquantenne Tito Schipa è pronto a ripartire per un'altra lunga fetta di carriera che lo porta davanti ai pubblici di tutto il pianeta con la sola esclusione di Cina e Giappone.

Nel 1944 conosce l'attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposerà nel 1947 e da cui avrà Tito Jr.

Nel 1956 un invito a dirigere una scuola di canto a Budapest lo porta per la prima volta oltre cortina, esperienza che culminerà con la presidenza della giuria del festival della gioventù a Mosca nel 1957. Le sue nuove simpatie per il pubblico sovietico gli fruttano i sospetti dei servizi segreti italiani, che gli dedicano un fascicolo del SIFAR e boicottano il suo progetto di aprire un'Accadenia di canto in Italia sotto gli auspici del Quirinale.

Accusato stavolta di filocomunismo, vittima di gravi traversie economiche e coinvolto in manovre poco chiare di alcuni suoi manager e collaboratori, è costretto a tornare negli Stati Uniti, dove viene accolto, ancora una volta, con entusiasmo.

La scuola di canto nasce a New York, ed è mentre insegna canto che il diabete contratto negli anni '40 lo porta a morte il 16 Dicembre 1965, settantasettenne, dopo una carriera di 57 anni, del tutto straordinaria in un cantante lirico per lunghezza, varietà e glamour .

Specializzatosi in un repertorio limitatissimo (segreto della sua strabiliante longevità vocale) Tito Schipa ha raggiunto i vertici della sua Arte nei tre ruoli di protagonista di Werther di Massenet, di L'Elisir d'Amore di Donizetti e di L'Arlesiana di Cilea, in cui resta a tutt'oggi insuperato e forse insuperabile, oltre che nel repertorio classico della canzone spagnola e napoletana.


Testo tratto da: http://www.titoschipa.it/

venerdì, maggio 09, 2008

Milonga Zurrìa



Una nuova location per la milonga del venerdì.......

Stasera dalle ore 22:00 serata all'ex mattatoio comunale
di via zurria n. 67 (traversa di via plebiscito n. 15)
Selezione musicale di Enzo Mercuri.
Non mancate..vi aspettiamo!

Mentre il prossimo venerdì 16 maggio
dalle ore 23:00 (ore 22:00 pratica) si balla al
centro ZO piazzale Asia, 6 - Catania
So già che per questo riceverò le bacchettate di Sergio....ma ti prego abbi comprensione ho cercato di inserirlo nel calendario ma non ci sono riuscita...sai quanto sono schiappa!!! ;)

giovedì, maggio 08, 2008

tango bon-ton #1

Nature morte sulle sedie della milonga..

Sono soprabiti, giacche, pullover, scialli sciarpe e spolverini, borse e saccheportascarpe, .. quali appendici sia pur artificiali delle nostre identità hanno titolo per essere ammesse in sala, al seguito delle nostre pregiate Persone; io nutro molto rispetto per esse.. sono solo cose d’accordo, ma recanti di fatto pari qualità di Chi ne detiene il possesso; sono perfino abilitate a rappresentare a pieno titolo la Persona cui appartengono.. infatti quando anche una soltanto di tali cose giaccia su una sedia io considero la sedia occupata, come se in quella sedia stia seduta la Persona titolare del possesso (della cosa intendo, non della sedia, chè quella di solito è dotazione della struttura che ospita la milonga); arrivo perfino a rimanere in piedi piuttosto che confliggere con la cosa che occupa la sedia.

.. a questa questione non volevo accennare perché.. sarebbe come fare “outing” : interessa solo la curiosità morbosa dell’uditorio; ma è troppo pertinente per rinunciare.. :
io credo che le Persone capaci di farsi rappresentare a pieno titolo dalle proprie cose siano Persone dotate di alta autostima, di una forte considerazione di sé; solo da tale caratteristica può derivare la capacità di conferire alle proprie cose un valore di valenza pari a quella attribuita alla propria Persona.
E’ da tale convinzione che mi deriva il sospetto che io abbia un deficit di autostima, perché non riesco a farmi rappresentare dalle mie cose; le mie cose, di solito, le alloco su supporti predisposti all’uso, se presenti, o, in assenza, in spazi impropri e marginali dei locali, non di rado a terra, in anfratti altrimenti inutili; e tale allocazione precaria e irriguardosa sento come emblema del mio status nella scala sociale, ed evidenza dolorosa della problematicità del rapporto con me stesso; la diversità rende vario e interessante il mondo ma può essere dolorosa, a volte; nel caso di specie sarebbe meglio che non vi fosse diversità, che anche io avessi un’alta considerazione di me e trovassi normale allocare le mie cose su una sedia, magari quella più centrale, quella da cui sia possibile fruire da privilegiati di una esibizione di ballo e che funga da postazione baricentrica nei flussi da e verso la pista, talchè si possa intersecare, anche qui da posizione privilegiata, come padroni di casa, l’andirivieni di amici e conoscenti, e della varia Umanità ch'è tanto spassoso osservare..

oppure che nessuno avesse una così alta considerazione di sé.. sì, questa alternativa mi appare ancor più convincente perchè in tal caso tutte le sedie verrebbero occupate solo da Persone! Chi non balla avrebbe la possibilità di riposare più comodamente rimanendo nel contesto sociale dell’evento e, potendo occupare una qualsiasi delle sedie libere, si ritroverebbe accanto Persone ogni volta diversamente assortite, a destra e a manca, e aprire, volendo, varchi nuovi nel tessuto delle relazioni interpersonali.
Spesso si scoprirebbe che dietro quella immagine di Persona che abbiamo visto centinaia di volte c’è una Persona diversa da quella che credevamo vi fosse..
(credo infatti che in Tutti si realizzi uno strano fenomeno psichico che tende a colmare i vuoti, giacchè il vuoto, come il buio, ci fa paura: se di una Persona conosciamo solo l’immagine, il contenitore, tendiamo a darvi un contenuto, e scegliamo gli elementi di cui comporlo attingendo dal bazar personalissimo di stereotipi e archetipi di cui inconsapevolmente via via nel tempo ci siamo dotati; lo facciamo guidati da segnali subliminali provenienti sì dalla Persona interessata ma passibili di forti interferenze soggettive, che, quasi sempre, comportano distorsioni della realtà.
Crediamo così di conoscere quanti abbiamo visto moltissime volte pur senza avervi mai scambiato una parola; probabile essere colti da sorpresa dopo pochi minuti appena di rilassata conversazione..).

Però.. barattare una alta considerazione di sé (connotazione basica foriera di vantaggiose acquisizioni) con una banale incentivazione alle relazioni interpersonali potrebbe apparire sconveniente ai più..

E se chi organizza le milonghe predisponesse supporti capienti e degni di accogliere le degne cose degli intervenuti, e invitasse gli intervenuti stessi a servirsene a beneficio degli altri umani? magari usando quella verve farcita di leggerezza e simpatica ironia tipica di chi ha consumata dimestichezza con i microfoni, nelle stanze dei bottoni musicali?

mercoledì, maggio 07, 2008

El adiòs ...

El adiòs di una sera che si spegne tra le ombre, finisce un giorno, spesso finiscono gli amori, i dispiaceri... le gioie, anche se il sorriso allieta l’addio che oscura il cielo. I ricordi ritornano sempre nei luoghi testimoni del vissuto, dove il vento spazza via i lamenti che si tramutano in echi in dissolvenza.
La primavera risplende, cercando di mascherare il dolore con i suoi colori accesi e con i cori degli uccelli, ma difficilmente il cuore potrà emergere dalle ombre, come l’anima invano implorerà la luna...

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Uno tra i più bei tanghi, nella versione diretta dal grande Francisco Canaro.

"El adiòs" ballato da Rodriguez y Hurtado en Pratica X

El adiós - Tango - 1937
Musica: Maruja Pacheco Huergo
Testi: Virgilio San Clemente

En la tarde que en sombras se moría,
buenamente nos dimos el adiós;
mi tristeza profunda no veías
y al marcharte sonreíamos los dos.
Y la desolación, mirándote partir,
quebraba de emoción mi pobre voz...
El sueño más feliz, moría en el adiós
y el cielo para mí se obscureció.
En vano el alma
con voz velada
volcó en la noche la pena...
Sólo un silencio
profundo y grave
lloraba en mi corazón.

Sobre el tiempo transcurrido
vives siempre en mí,
y estos campos que nos vieron
juntos sonreír
me preguntan si el olvido
me curó de ti.
Y entre los vientos
se van mis quejas
muriendo en ecos,
buscándote...
mientras que lejos
otros brazos y otros besos
te aprisionan y me dicen
que ya nunca has de volver.

Cuando vuelva a lucir la primavera,
y los campos se pinten de color,
otra vez el dolor y los recuerdos
de nostalgias llenarán mi corazón.
Las aves poblarán de trinos el lugar
y el cielo volcará su claridad...
Pero mi corazón en sombras vivirá
y el ala del dolor te llamará.
En vano el alma
dirá a la luna
con voz velada la pena...
Y habrá un silencio
profundo y grave
llorando en mi corazón.

;)
Giannicola

martedì, maggio 06, 2008

Tango momenti


Foto scattate da Tangoinomane (quasi tutte)

Roberto Herrera ringrazia...


Così Roberto Herrera risponde dal profondo del suo cuore, al cuore grande e sincero di coloro che lo hanno accolto, applaudito, amato ...


...“Gracias: para los que estan llegando, bienvenidos a nuestra familia tanguera, sepan que el tango esta solo dormido dentro de ustedes. Solo hace falta dejarlo salir de sus corazones. Para los que ya estan transitando este camino sepan que solo necesitan el piso para continuar bailando. Caminemos juntos, en el horizonte el mejor tango no esta esperando. Gracias" Roberto C. Herrera




Umili intermediari di cotanto "MAESTRO", vi porgiamo da parte sua un altro prezioso ed esclusivo "dono" che lo ritrae nella magica e teatrale cornice della Milonga Pegaso's Circus, mentre volteggia tra cielo e terra "abrazando" la soave Silvana sulle note di "Gallo Ciego", in una delle performance della serata mai eseguita prima d'ora a Catania.

Ancora un grazie a tutti i partecipanti allo stage e agli intervenuti alla serata conclusiva del 4 Maggio 2008.

Daniele e Olga





Roberto Herrera y Silvana Capra



Arrivederci...Roberto y Silvana



Amici tangheri, vorrei spendere due parole per porgere un saluto virtuale a Roberto Herrera e a Silvana Capra. Quest'anno, ancor più di quello passato, il maestro Herrera ci ha sorpreso con il suo carattere gioviale, estroverso, generoso; grande ballerino con una grande umanità nel donarsi. In questo intenso weekend ho avuto modo di apprezzare lui e scoprire una Silvana preparata, bella, sensuale. Lezioni splendide, intense e anche faticose ma in senso positivo (i maestri non si sono risparmiati un attimo con nessuno). Ho ritrovato emozione, intensità di sguardi, gestualità e bravura tecnica indiscussa nell'esibizione di domenica sera al Pegaso; tra l'altro hanno proposto un mini spettacolo in due parti che racchiudeva tutta la passione del tango, l'allegria del folclore rivisitato in chiave moderna e sicuramente molto più accessibile a noi profani. Grazie Roberto y Silvana e a presto!
Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

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