giovedì, febbraio 22, 2007

Lucia Baldini - fotografa

BIOGRAFIA
La prima immagine dell’eleganza – e della bellezza – in movimento mi ha raggiunta da ragazzina. Ed è un ricordo che si lega anche ai miei primissimi passi nel mondo della fotografia. Quando ci ripenso, è come andare a rispolverare un segreto: in sala avevamo il televisore, e una sera lo schermo fu tutto per lui, in bianco e nero. Guardare Fred Astaire muoversi fu essere presi da una specie di ipnosi: era qualcosa, insieme, di entusiasmante e di struggente. E io desideravo essere in quel ballo. Così, ho cominciato a far parte delle coreografie fotografandole.

Qualcuno deve avermi detto che da un artista non si possono pretendere più di due o tre ossessioni in una vita: le mie, da quella sera, furono subito chiare. Il movimento, la musica, il corpo che crea – con la danza, ma anche con la parola, e il suono.
E quindi eccomi: tra concerti, musicisti, teatri e ballerini.
Da una parte la Materiali Sonori, l’etichetta indipendente di cui ho condiviso le sorti per oltre venti anni, e da l’altra la voglia di far parlare il mio sguardo. Ho incominciato a macinare chilometri: il tango aveva quella capacità singolare di parlarmi di me, senza che io domandassi. 3 anni di scatti, e poi, nel 1995, Giorni di tango; la mostra inizia a girare per l’Italia. Il libro la segue a ruota.
E’ un anno speciale: fotografa di scena in Omaggio a Nijinsky con Carla Fracci, inizio con lei un nuovo viaggio, che porta prima ad un calendario (nel 2000) e poi getta le basi per un nuovo libro, che mi accompagna proprio in questi giorni verso il racconto di dieci intensi anni di collaborazione.
Nel frattempo, il tango chiama di nuovo: a Lisbona, nel teatro Trindade, la mostra viene ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata Argentina.
Dai palcoscenici ben strutturati, mi infilo nei luoghi delle milonghe: è il tempo di Anime Altrove, dove di nuovo il tango è un pretesto per raccontare intimità e percorsi emotivi.
Ma presto è anche il tempo di seguire un’altra storia, fatta di musica e di poesia: nelle piazze, nei paesi, La Banda improvvisa trasforma un sogno popolare nel racconto dei destini e delle generazioni che si incrociano dietro spartiti, leggii e trasferte. Le immagini del libo raccontano gli sguardi, la musica, la forza e la gioia dei “cinquanta angeli musicanti sospesi su un cielo di note”.
E Tangomalia, l’altro lavoro che esplora il mondo dell’ “abbraccio” tra immagini e scritti, sta muovendo i suoi primi passi proprio in questi giorni.

Ma saranno ancora altri volti, altra musica, a condurmi verso nuovi luoghi dell’eleganza e della bellezza.

Lucia Baldini - Giorni di Tango
s.t. - 1995
Lucia Baldini - Giorni di Tango
Passi di tango - 1995


"Giorni di Tango" è una mostra fotografica con la quale Lucia Baldini, artista attenta e appassionata, analizza e comunica il mondo, il mistero, lo spirito del Tango, di quel "pensiero triste che si balla" come lo definì uno dei suoi interpreti fondamentali, Enrique Santos Discépolo. Con le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero, la Baldini racconta la magica suggestione di questa espressione musicale e corporea, il movimento nella danza, una danza vorticosa, potente e suadente, carica non solo di erotismo quanto di sfida. Si dice infatti che fosse stata ideata, alla fine dell'800, come lotta mimata di due marinai nell'angiporto di Buenos Aires. Alla radice di questo ballo vi è anche una condizione sociale di sradicamento e di estraneità, frutto di un processo di urbanizzazione, di immigrazione, che la connota con un forte carattere di provvisorietà. Di qui la sua originalità generata da una miscela creativa di culture diverse dall'ispanica, all'italiana, alla latino-americana. La Baldini fissa nei suoi scatti la corporalità del Tango, le movenze dei corpi, i gesti, i passi trascinati, lentamente, segnando il tempo e interpretando il suono di un bandoneòn o di una chitarra, i "ganci" che ricamano coreografie nello spazio in un susseguirsi di passi... uno chiama, l'altro insegue, uno blocca, l'altro scavalca, uno provoca, l'altro sfugge... I ballerini sono aggrappati, più che allacciati, nella danza come i loro sguardi. Sì perché il tango è fatto di sguardi, fissi, corrucciati, drammatici, abbassati, persi nel vuoto, in un pensiero lontano, proprio un pensiero triste che si balla. Quelle della Baldini sono immagini forti e delicate nel contempo, di grande suggestione, fissano nel tempo attimi sospesi nell'eternità.

Lucia Baldini - Giorni di Tango
Feljcia - 1995
Lucia Baldini - Giorni di Tango
s.t. - 1996


Biografia tratta dal sito di Lucia Baldini foto tratte da caldarelli.it

mercoledì, febbraio 21, 2007

martedì, febbraio 20, 2007

La cumparsita

Navigando un po qua e un po la ho trovato questo



io non ne capisco molto ma forse a Denis e ad altri musicisti come lui puoi interessare.(chissà magari è la volta buona che mette pure un commento :D )
ciò che posso invece ascoltare sono queste due versioni della cumparsita:

Questo credo sia il testo della seconda canzone anche se non ci metterei la mano sul fuoco. Per ascoltare le canzoni serve il realplayer

Un po' di pepe

Se Sergio lo permette, magari provo a mettere un poco di pepe e di curiosità in questo blog, quantomeno perchè è quasi da diabetici...troppo mieloso ;-)

Più che di pepe si tratterà di un poco di Viperate, senza nomi of course, però magari per raccontare cosa succede off-stage nelle nostre tanto amate ed inseparabili serate.

Iniziamo con la prima viperata:

Il ragazzo di bottega

L'emigrazione nel nord-est ha evidenziato l'importanza delle scuole artiginali. Qui i cosidetti "ragazzi di bottega" stanno attaccati agli artigiani, cercando di acquisire sempre più informazioni. E si separono da loro, dopo molto tempo e solo quando pienamenti convinti di poter avere la propria autonomia, spesso con la benedizione dell'artigiano stesso che ritiene ormai l'allievo be maturo ed in grado di operare da solo.
Invece in Sicilia, in tutti i campi, il ragazzo di bottega tenta subito la fuga autonoma, convinto di poter far da solo da subito o quasi.
Ed anche il Tango non è immune a questa filosofia bacata. Basta che qualche coppia, o singolo, si faccia un paio di anni di lezione, magari un viaggetto in argentina o qualche stage a Madrid, per improvvisarsi docente. Apre una propria scuola, si fa un sito web, si fa la propria corte di allievi e, naturalmente (ne parleremo per un'altra viperata) apre una propria serata convinto/a che il Tango porti qualche soldo in casa.

Alla Prossima
V.P.T.

La NON serata di tango

Ieri sera,con la scusa di festeggiare il compleanno di Francesca, ci siamo ritrovati all'ex tasca (se non ho capito male il nome del posto), un locale in via ventimiglia piccolo ma molto accogliente anche grazie alla simpatia del proprietario.

Visto che ormai le nostre giornate sono scandite da avvenimenti "tangheri" era ovvio aspettarsi che colonna sonora della serata sarebbe stata tango... infatti così è stato!
Fin da subito abbiamo iniziato a ballare qualche tango interrompendoci ogni tanto per bere qualcosa o per vedere qualche video riguardante qualche esibizione dei nostri maestri. E' stata soprattutto un occasione per rivedere volti amici e per soffermarsi su argomenti pratici e teorici.

Primo tra tutti la differenza da Voleo e Voleito... dubbio amletico che tuttora rimane!

Con lo scorrer del tempo la serata si è trasformata in una specie di pratica di gruppo dove tutti spiegavano a tutti, cioè ognuno cercava di dare il suo contributo,per quel che poteva.

Personalmente ho appreso che:
Devo tenere l'abbraccio più fermo, afferrando la donna con tutto il palmo della mano e non solo con le dita (Antonella me lo ripete sempre...)
Devo ruotare di più il busto per far passare la donna e ho anche imparato un sequenza di sacate dell'uomo e della donna.


Certo... ad un certo punto c'era pure chi era confuso e non capiva se quella in cui si trovava era una serata di tango o un luogo dove qualcuno voleva mettersi in evidenza avendo la presunzione di voler spiegare ad altri qualche passo di tango, in realtà era una semplice serata tra amici dove si sfruttata l'occasione per rivedere ciò che si era fatto, ciò che a volte le donne son costrette a fare durante la serata (visto che, anche se non lo sanno, gli uomini glielo fanno fare lo stesso) e imparare nuove combinazioni di strutture già conosciute.
Tutto sommato mi sono divertito, è stata una serata carina e tranquilla anche se tuttora una domanda è rimasta senza risposta ... ma chi era questa Francesca che faceva il compleanno? :D
Spero ci sia presto il compleanno di qualcuno e spero che ci siano tanti invitati che amino il tango come lo amo io...
Adesso sinceramente ho un po di sonno, volevo andare a dormire presto ma la camomilla non ha fatto il suo effetto e sono ancora qui davanti al pc.
Alla prossima serata....



P.s. Se Vito e Giada uscissero dalla latitanza e venissero anche loro mi farebbe piacere

lunedì, febbraio 19, 2007

Serata del 17 febbraio al CUS



Ospite a sorpresa della serata il bravissimo Alejandro Angelica immortalato da Antonio

RIFLESSIONI DI UNA TANGHERA ATTEMPATA

tratto dal post di creaturadelbuio su tangoquerido
Il mio maestro dice sempre agli uomini:
"Se una donna vi rompe (non sai fare il passo, non sai fare la marcatura, non sai fare la sacada, non sai fare niente......), depositatela al suo posto e non invitatela più: ci sono moltissime altre donne che non aspettano altro che di ballare con voi!!".

Beh, per gli uomini è più facile, ma per noi donne, poiché siamo invitate, se incocciamo con un cavaliere rompic..... che facciamo? Esaurite tutte le scuse classiche - mi fanno male i piedi, mi gira la testa, questo tango l'ho già promesso a lui,abbrancando al volo un meschino tanghero di passaggio al quale sussurriamo velocemente "aiuto!!" - non ci resta molto da fare. Si sfodera un educato sorriso ed un garbato cabeçeo e seguiamo il rompic.... in pista, adottando il cosiddetto "stile da scopa" nella speranza che il tizio si scocci di ballare con noi. Sono convinta di non essere la sola a cui è successo.

Così ho tirato fuori il mio innato senso dell'umorismo e spero di cuore che queste righe siano lette da voi tutti, ma, in particolare, spero che giungano direttamente al.......

TIPO TANGHERO N.1: IL SALSERO

Il tipo tanghero n. 1 di solito è alto tra il metro e settanta ed il metro e settantacinque: Ha testa ovoidale scarsamente capelluta, occhi da furetto, bocca carnosa e tumida che, lungi dall'essere allettante, risulta al contrario quasi repellente.

Il suo abbigliamento è, di solito, del tutto fuori luogo: laddove sarebbero sufficienti sobri pantaloni e comuni camicie, o finanche una maglia nera da euro 2,00 reperibile dai cinesi, il nostro sfoggia luminescenti bluse costellate di palme e bicchieri di caipirina, opportunamente abbinate a pantaloni color arancio tarocco siciliano. Per carità! Antonio Banderas, vestito così, sarebbe ovviamente il benvenuto (se è per questo sarebbe il benvenuto anche svestito!!!), tuttavia il nostro, del tutto impermeabile alle urla avvilite dello specchio, si crede ovviamente irresistibile ed assolutamente originale! Possiede due spallette a bottiglione, inutilmente sottoposte alle palestriche torture, magrissime gambe da fantino, piedi alle dieci e dieci, classico "culu nta schina" (espressione amata dalla mia cara Zia Santa, morta orgogliosamente signorina all'età di 75 anni!!). Alla faccia di Lord Brummel, il nostro si fa notare senza indugio!

In sala il n.1 si svela ulteriormente: esegue una periscopica mirada su tutte le donne presenti, scartando immediatamente 1) quelle troppo giovani (lo snobbano), 2) quelle troppo vecchie (lo sgamano), 3) quelle troppo brutte (non sono per lui, caspita!), 4) quelle troppo bone (manco lo guardano); tutto ciò che resta è terreno di caccia! Adocchiata la preda si parte da lontano con felpati passi di danza, utilizzando lo sguardo 33bis del suo manuale: quello che, secondo lui, dovrebbe metterti in fibrillazione le ginocchia! Allunga generosamente una mano verso la prescelta e con voce roca e labbra tumidescenti concede:" Vuoi ballare?", ma non attende neanche l'assenso: la dama è già sollevata di peso dalla sua poltroncina e portata in due mosse e tre movimenti al centro della pista!

Quivi il nostro si scatena, sì proprio!! Dovete sapere, infatti, che il n.1 approda al tango dopo aver frequentato almeno sette corsi di danze standard: conosce, pertanto 24 balli diversi, ma naturalmente, non sa ballarne bene neanche uno.

Tuttavia questo per lui non è un ostacolo: credendosi un coreografo mancato, il tizio contamina allegramente tutti i passi delle danze conosciute, passando da una "mariposa" ad una "calecida", da un'apertura al due ad un cha cha cha, imponendo alla dama un voleo con giravolta finale che a stento non si conclude in un ruzzolone.
La malcapitata che lo segue, tenta teneramente di bloccarlo, prendendosi più battute per eseguire un lento incrocio e sperando che il tizio capisca che si tratta di un tango e nulla più. Ma il nostro non demorde, anzi, contrariato da tali inopportune iniziative, diventa didattico: "No, guarda, devi andare a destra, ecco brava, adesso devi fare due passi a sinistra, no sbagli, quella è la destra, dico la MIA sinistra, ora in avanti di corsa, adesso indietro con piegamento, flessione a destra, testa indietro, guardami negli occhi, non i piedi, gli occhi, gli occhi caspita!!". Il tutto, naturalmente, accade mentre il tipo si incolla a ventosa alla malcapitata che, solo a stento, non sviene per mancanza di ossigeno!
A tango concluso la stremata ballerina sorride educatamente e si dirige, senza parere, verso il miraggio del divanetto, respirando boccate di aria degne di un sopravvissuto del Titanic, ma il n. 1 la abbranca di nuovo per un braccio e le sussurra eroticamente all'orecchio: "Vieni, balliamo di nuovo, vediamo se stavolta hai capito come si fa!" Come Trozskji, la meschina si chiede: "Che fare?", ma mentre cerca una scusa credibile, il n. 1 l'ha già riportata al centro della pista, ove nuovamente le elargisce e dispensa, fra uno strattone e l'altro, le sue perle di saggezza tanghéra.

Volete sapere qual'é il colmo di tutto questo? A serata conclusa, mentre ci si cambia le scarpe, il tizio se ne esce dicendo: "Beh, adesso me ne vado nell'altro locale a ballare la salsa; lì si che ci si diverte....... altro che tango!!!"

Anche un'educanda, a questo punto, non può che pensare: "Ma che c..... ci sei venuto a fare qua?"

SUNT LACRIMAE RERUM
Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

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