Toscana - ponte del 1°maggio
"Vacanza tanguera" a VIAREGGIO
sabato, febbraio 24, 2007
Aire de Tango
Reel del musical Aire de Tango
Fundación Manuel Mejía Vallejo
Producción colombiana
Edición: Joni Benjumea
venerdì, febbraio 23, 2007
giovedì, febbraio 22, 2007
Lucia Baldini - fotografa
BIOGRAFIA
La prima immagine dell’eleganza – e della bellezza – in movimento mi ha raggiunta da ragazzina. Ed è un ricordo che si lega anche ai miei primissimi passi nel mondo della fotografia. Quando ci ripenso, è come andare a rispolverare un segreto: in sala avevamo il televisore, e una sera lo schermo fu tutto per lui, in bianco e nero. Guardare Fred Astaire muoversi fu essere presi da una specie di ipnosi: era qualcosa, insieme, di entusiasmante e di struggente. E io desideravo essere in quel ballo. Così, ho cominciato a far parte delle coreografie fotografandole.
Qualcuno deve avermi detto che da un artista non si possono pretendere più di due o tre ossessioni in una vita: le mie, da quella sera, furono subito chiare. Il movimento, la musica, il corpo che crea – con la danza, ma anche con la parola, e il suono.
E quindi eccomi: tra concerti, musicisti, teatri e ballerini.
Da una parte la Materiali Sonori, l’etichetta indipendente di cui ho condiviso le sorti per oltre venti anni, e da l’altra la voglia di far parlare il mio sguardo. Ho incominciato a macinare chilometri: il tango aveva quella capacità singolare di parlarmi di me, senza che io domandassi. 3 anni di scatti, e poi, nel 1995, Giorni di tango; la mostra inizia a girare per l’Italia. Il libro la segue a ruota.
E’ un anno speciale: fotografa di scena in Omaggio a Nijinsky con Carla Fracci, inizio con lei un nuovo viaggio, che porta prima ad un calendario (nel 2000) e poi getta le basi per un nuovo libro, che mi accompagna proprio in questi giorni verso il racconto di dieci intensi anni di collaborazione.
Nel frattempo, il tango chiama di nuovo: a Lisbona, nel teatro Trindade, la mostra viene ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata Argentina.
Dai palcoscenici ben strutturati, mi infilo nei luoghi delle milonghe: è il tempo di Anime Altrove, dove di nuovo il tango è un pretesto per raccontare intimità e percorsi emotivi.
Ma presto è anche il tempo di seguire un’altra storia, fatta di musica e di poesia: nelle piazze, nei paesi, La Banda improvvisa trasforma un sogno popolare nel racconto dei destini e delle generazioni che si incrociano dietro spartiti, leggii e trasferte. Le immagini del libo raccontano gli sguardi, la musica, la forza e la gioia dei “cinquanta angeli musicanti sospesi su un cielo di note”.
E Tangomalia, l’altro lavoro che esplora il mondo dell’ “abbraccio” tra immagini e scritti, sta muovendo i suoi primi passi proprio in questi giorni.
Ma saranno ancora altri volti, altra musica, a condurmi verso nuovi luoghi dell’eleganza e della bellezza.
"Giorni di Tango" è una mostra fotografica con la quale Lucia Baldini, artista attenta e appassionata, analizza e comunica il mondo, il mistero, lo spirito del Tango, di quel "pensiero triste che si balla" come lo definì uno dei suoi interpreti fondamentali, Enrique Santos Discépolo. Con le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero, la Baldini racconta la magica suggestione di questa espressione musicale e corporea, il movimento nella danza, una danza vorticosa, potente e suadente, carica non solo di erotismo quanto di sfida. Si dice infatti che fosse stata ideata, alla fine dell'800, come lotta mimata di due marinai nell'angiporto di Buenos Aires. Alla radice di questo ballo vi è anche una condizione sociale di sradicamento e di estraneità, frutto di un processo di urbanizzazione, di immigrazione, che la connota con un forte carattere di provvisorietà. Di qui la sua originalità generata da una miscela creativa di culture diverse dall'ispanica, all'italiana, alla latino-americana. La Baldini fissa nei suoi scatti la corporalità del Tango, le movenze dei corpi, i gesti, i passi trascinati, lentamente, segnando il tempo e interpretando il suono di un bandoneòn o di una chitarra, i "ganci" che ricamano coreografie nello spazio in un susseguirsi di passi... uno chiama, l'altro insegue, uno blocca, l'altro scavalca, uno provoca, l'altro sfugge... I ballerini sono aggrappati, più che allacciati, nella danza come i loro sguardi. Sì perché il tango è fatto di sguardi, fissi, corrucciati, drammatici, abbassati, persi nel vuoto, in un pensiero lontano, proprio un pensiero triste che si balla. Quelle della Baldini sono immagini forti e delicate nel contempo, di grande suggestione, fissano nel tempo attimi sospesi nell'eternità.
Biografia tratta dal sito di Lucia Baldini foto tratte da caldarelli.it
La prima immagine dell’eleganza – e della bellezza – in movimento mi ha raggiunta da ragazzina. Ed è un ricordo che si lega anche ai miei primissimi passi nel mondo della fotografia. Quando ci ripenso, è come andare a rispolverare un segreto: in sala avevamo il televisore, e una sera lo schermo fu tutto per lui, in bianco e nero. Guardare Fred Astaire muoversi fu essere presi da una specie di ipnosi: era qualcosa, insieme, di entusiasmante e di struggente. E io desideravo essere in quel ballo. Così, ho cominciato a far parte delle coreografie fotografandole.
Qualcuno deve avermi detto che da un artista non si possono pretendere più di due o tre ossessioni in una vita: le mie, da quella sera, furono subito chiare. Il movimento, la musica, il corpo che crea – con la danza, ma anche con la parola, e il suono.
E quindi eccomi: tra concerti, musicisti, teatri e ballerini.
Da una parte la Materiali Sonori, l’etichetta indipendente di cui ho condiviso le sorti per oltre venti anni, e da l’altra la voglia di far parlare il mio sguardo. Ho incominciato a macinare chilometri: il tango aveva quella capacità singolare di parlarmi di me, senza che io domandassi. 3 anni di scatti, e poi, nel 1995, Giorni di tango; la mostra inizia a girare per l’Italia. Il libro la segue a ruota.
E’ un anno speciale: fotografa di scena in Omaggio a Nijinsky con Carla Fracci, inizio con lei un nuovo viaggio, che porta prima ad un calendario (nel 2000) e poi getta le basi per un nuovo libro, che mi accompagna proprio in questi giorni verso il racconto di dieci intensi anni di collaborazione.
Nel frattempo, il tango chiama di nuovo: a Lisbona, nel teatro Trindade, la mostra viene ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata Argentina.
Dai palcoscenici ben strutturati, mi infilo nei luoghi delle milonghe: è il tempo di Anime Altrove, dove di nuovo il tango è un pretesto per raccontare intimità e percorsi emotivi.
Ma presto è anche il tempo di seguire un’altra storia, fatta di musica e di poesia: nelle piazze, nei paesi, La Banda improvvisa trasforma un sogno popolare nel racconto dei destini e delle generazioni che si incrociano dietro spartiti, leggii e trasferte. Le immagini del libo raccontano gli sguardi, la musica, la forza e la gioia dei “cinquanta angeli musicanti sospesi su un cielo di note”.
E Tangomalia, l’altro lavoro che esplora il mondo dell’ “abbraccio” tra immagini e scritti, sta muovendo i suoi primi passi proprio in questi giorni.
Ma saranno ancora altri volti, altra musica, a condurmi verso nuovi luoghi dell’eleganza e della bellezza.
s.t. - 1995 | Passi di tango - 1995 |
"Giorni di Tango" è una mostra fotografica con la quale Lucia Baldini, artista attenta e appassionata, analizza e comunica il mondo, il mistero, lo spirito del Tango, di quel "pensiero triste che si balla" come lo definì uno dei suoi interpreti fondamentali, Enrique Santos Discépolo. Con le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero, la Baldini racconta la magica suggestione di questa espressione musicale e corporea, il movimento nella danza, una danza vorticosa, potente e suadente, carica non solo di erotismo quanto di sfida. Si dice infatti che fosse stata ideata, alla fine dell'800, come lotta mimata di due marinai nell'angiporto di Buenos Aires. Alla radice di questo ballo vi è anche una condizione sociale di sradicamento e di estraneità, frutto di un processo di urbanizzazione, di immigrazione, che la connota con un forte carattere di provvisorietà. Di qui la sua originalità generata da una miscela creativa di culture diverse dall'ispanica, all'italiana, alla latino-americana. La Baldini fissa nei suoi scatti la corporalità del Tango, le movenze dei corpi, i gesti, i passi trascinati, lentamente, segnando il tempo e interpretando il suono di un bandoneòn o di una chitarra, i "ganci" che ricamano coreografie nello spazio in un susseguirsi di passi... uno chiama, l'altro insegue, uno blocca, l'altro scavalca, uno provoca, l'altro sfugge... I ballerini sono aggrappati, più che allacciati, nella danza come i loro sguardi. Sì perché il tango è fatto di sguardi, fissi, corrucciati, drammatici, abbassati, persi nel vuoto, in un pensiero lontano, proprio un pensiero triste che si balla. Quelle della Baldini sono immagini forti e delicate nel contempo, di grande suggestione, fissano nel tempo attimi sospesi nell'eternità.
Feljcia - 1995 | s.t. - 1996 |
Biografia tratta dal sito di Lucia Baldini foto tratte da caldarelli.it
mercoledì, febbraio 21, 2007
martedì, febbraio 20, 2007
La cumparsita
Navigando un po qua e un po la ho trovato questo
io non ne capisco molto ma forse a Denis e ad altri musicisti come lui puoi interessare.(chissà magari è la volta buona che mette pure un commento :D )
ciò che posso invece ascoltare sono queste due versioni della cumparsita:
Questo credo sia il testo della seconda canzone anche se non ci metterei la mano sul fuoco. Per ascoltare le canzoni serve il realplayer
![]() | ![]() |
io non ne capisco molto ma forse a Denis e ad altri musicisti come lui puoi interessare.(chissà magari è la volta buona che mette pure un commento :D )
ciò che posso invece ascoltare sono queste due versioni della cumparsita:
Questo credo sia il testo della seconda canzone anche se non ci metterei la mano sul fuoco. Per ascoltare le canzoni serve il realplayer
Un po' di pepe
Se Sergio lo permette, magari provo a mettere un poco di pepe e di curiosità in questo blog, quantomeno perchè è quasi da diabetici...troppo mieloso ;-)
Più che di pepe si tratterà di un poco di Viperate, senza nomi of course, però magari per raccontare cosa succede off-stage nelle nostre tanto amate ed inseparabili serate.
Iniziamo con la prima viperata:
Il ragazzo di bottega
L'emigrazione nel nord-est ha evidenziato l'importanza delle scuole artiginali. Qui i cosidetti "ragazzi di bottega" stanno attaccati agli artigiani, cercando di acquisire sempre più informazioni. E si separono da loro, dopo molto tempo e solo quando pienamenti convinti di poter avere la propria autonomia, spesso con la benedizione dell'artigiano stesso che ritiene ormai l'allievo be maturo ed in grado di operare da solo.
Invece in Sicilia, in tutti i campi, il ragazzo di bottega tenta subito la fuga autonoma, convinto di poter far da solo da subito o quasi.
Ed anche il Tango non è immune a questa filosofia bacata. Basta che qualche coppia, o singolo, si faccia un paio di anni di lezione, magari un viaggetto in argentina o qualche stage a Madrid, per improvvisarsi docente. Apre una propria scuola, si fa un sito web, si fa la propria corte di allievi e, naturalmente (ne parleremo per un'altra viperata) apre una propria serata convinto/a che il Tango porti qualche soldo in casa.
Alla Prossima
V.P.T.
Più che di pepe si tratterà di un poco di Viperate, senza nomi of course, però magari per raccontare cosa succede off-stage nelle nostre tanto amate ed inseparabili serate.
Iniziamo con la prima viperata:
Il ragazzo di bottega
L'emigrazione nel nord-est ha evidenziato l'importanza delle scuole artiginali. Qui i cosidetti "ragazzi di bottega" stanno attaccati agli artigiani, cercando di acquisire sempre più informazioni. E si separono da loro, dopo molto tempo e solo quando pienamenti convinti di poter avere la propria autonomia, spesso con la benedizione dell'artigiano stesso che ritiene ormai l'allievo be maturo ed in grado di operare da solo.
Invece in Sicilia, in tutti i campi, il ragazzo di bottega tenta subito la fuga autonoma, convinto di poter far da solo da subito o quasi.
Ed anche il Tango non è immune a questa filosofia bacata. Basta che qualche coppia, o singolo, si faccia un paio di anni di lezione, magari un viaggetto in argentina o qualche stage a Madrid, per improvvisarsi docente. Apre una propria scuola, si fa un sito web, si fa la propria corte di allievi e, naturalmente (ne parleremo per un'altra viperata) apre una propria serata convinto/a che il Tango porti qualche soldo in casa.
Alla Prossima
V.P.T.
Iscriviti a:
Post (Atom)




