domenica, maggio 06, 2007

Practicas alla Tasca


Cari amici,
vi ricordo il consueto appuntamento del lunedì sera alla serata di libera pratica presso La Tasca in Via Ventimiglia a Catania.
Per chi ancora non lo sapesse non si tratta di una milonga bensì di un momento informale di approfondimento in cui praticare e/o allenarsi in assenza di maestri o senza le doverose attenzioni necessarie in milonga.
L’invito è aperto a tutti e senza esclusione alcuna: allievi e non, di qualsiasi livello e di qualsiasi associazione di tango argentino.
Il biglietto d’ingresso è di soli 3 euro ed è compresa la consumazione e gli stuzzichini che Emiliano propone.
Vi attendiamo

La fattoria

Cari amici,
ieri sera alla piacevole milonga organizzata da caminito tango presso l’hotel excelsior di Catania ho assistito ad una scena deprecabile … Una coppia, diciamo un po’ turbolenta, durante un evoluzione con finale artistico di voleos ha “agganciato” col tacco della dama, la gonna di un'altra ballerina che le ballava accanto. Il vestito della vittima dell’incidente, nero e lungo fino al ginocchio, probabilmente anche di valore, è stato irrimediabilmente lacerato.

Ne è scaturita una piccola discussione ma il problema non è questo. Il problema è che a tutt’oggi non abbiamo capito cosa sia la compostezza in sala… non biasimo più di tanto la ragazza che incautamente ha causato il problema, non è una bestia rara e sarà di certo una persona gradevole; biasimo il fatto che generalmente vedo alle milonghe scene degne di una fattoria dove, liberamente, scalciano cavalli purosangue ancora da domare… la direzione di ronda, il senso dello spazio, lo sguardo vigile dell’uomo che conduce(?), la misura del tempo da impegnare restando fermi sul posto e la capacità di restarvi se davanti non si può proseguire… sono tutte fantasie… roba di un altro pianeta… bastano alcune coppie che gestiscono incautamente il loro spazio e costringono anche chi vorrebbe comportarsi in modo educato a creare un effetto domino… stiamo diventando tanti. Ieri c’erano 250 persone. E’ venuto il momento di stare attenti. Di capire TUTTI i limiti di quello che si può fare quando siamo così numerosi. E’ venuto il momento di parlare senza vergogna a chi è indisciplinato.

E poi…
e poi mi rivolgo a voi donne. A voi che remissivamente accettate dagli uomini strattonamenti, figure complesse e malcomandate, sudori grondanti nelle vostre fronti… fermateli! Fatevi rispettare. Ditegli di stare più tranquilli, di non avere ansie da prestazione… ditegli che vi divertite anche senza andare contromano, ditegli di non restare fermi per un quarto d’ora a gestire una lunga serie di "ganchos" e “sanguchitos”…

A fine serata, tra tanta confusione, guardo un tanguero di circa sessant’anni e mi rivolgo ad un conoscente: “lo vedi quello? Per me è tra i migliori ballerini di Catania”.
E lui: “Si l’ho notato, è molto elegante ma fa poche cose”…
Ho rimesso le scarpe. Mi sono diretto verso casa. Senza lividi per fortuna.

Seguono video da un pianeta lontano...



Darsele a suon di tango


Forever Tango

sabato, maggio 05, 2007

Desencuentro - Tamango



Tamango nace en bajo una clara consigna: fusionar el tango de siempre con la realidad de hoy.

Odor di milonga - di manginobrioches

Diciamolo, ogni tango è un’esperienza sensoriale completa.
Udito, vista, tatto, gusto, odorato. Odorato. E lì casca l’ocho.
Chi non ha mai incontrato il famigerato Tanguero Aglio e Oglio? O il Tanguero della Forfora? O il Tanguero Epatico? O il Tanguero No Roberts, No Lyciapersona, No Breeze?
A quel punto, diventano irrilevanti il passo felino, l’inventiva e persino la sacada all’indietro: i tre minuti sono una prova di compostezza e rassegnazione femminile, un fioretto, un voto alla divinità beffarda del tango (immagino il dio del tango ineffabile, con un sorriso-non sorriso alla Gavito, occhi come temporali neri, sopracciglia come ali, un incarnato di magnolia, l’abbraccio di seta liquida)(e, ovviamente, un odore di gardenie nascoste e notti australi).

Uno dei miei tangueri preferiti fa odore di mare, e ha il passo – in effetti – come una risacca. Abbandonarsi a lui è necessario, anzi inevitabile. Non ricordo nemmeno un passo, ma ricordo esattamente quella bolla di mediterraneo profondo, di fondali sfiorati, di cerchi nell’acqua che il suo tango avvolgente e profumato sa evocare e disporre attorno a te.

Un altro ha un tango che mi piace molto, perché è nitido e rassicurante, con un abbraccio infinitamente comprensivo che fa odore di camicia appena stirata, di vapore in una stanza remota, con spighe di lavanda e cortesie antiche. E’ l’unico col quale indietreggio credendo di avanzare, che è il miracolo del tango delle donne, credo.

Conosco pure un tanguero perfettamente inodore, pure dopo chilometri di milonga. Resta per me un sacro mistero olfattivo (a ripensarci bene, però, anche il suo tango è inodore e insapore...).

Ahimé, ci sono purtroppo altri tangueri senza mistero alcuno: sappiamo subito cosa hanno mangiato, da quanto non fanno una doccia e se hanno litigato col deodorante.
Sappiamo se amano pietanze forti – per esempio broccoli affogati o peperonata con molto aglio (una volta ballai in mezzo a un diffuso odore di cotoletta, di quelle fritte col grasso di balena, che aveva impregnato la camicia, il gilettino e persino i capelli del ballerino, che per fortuna era alto due, tre metri e mezzo e mi consentiva un abbraccio cauto e lontano).
Sappiamo se amano bere – il che, a mio avviso, non ne fa veri tangueri: il tanguero non si fa mica distrarre dall’alcol.
Sappiamo se usano Denim, per l’uomo che non deve chiedere mai, ma soprattutto se lo usano dopo essersi lavati, o invece di essersi lavati.

Un tanguero che adoro escogita ogni volta profumi diversi sui suoi abiti da figlio del padrino (gessati, cravattone col nodo, panciotti, doppiopetto). Io lo annuso e gli dico: cos’è, questa volta? E lui fa un gesto lieve come per dire: figurati, nulla. E anche quel gesto, per me, è tango.

Invece ce n’è uno che continua a rivolgersi ai cinesi: le sue magliette acriliche da diabolik (qui cito felipelcid, che commentava più sotto il proliferare di diabolik alle milonghe, nella vana convinzione che il nero assottigli il corpo e ispessisca il mistero…) fanno quell’odore di filato abusivo, di pessima tintura nera (avete presente le maglie che perdono il nero anche dopo anni, anche se solo le prende la pioggia, anche se solo ci piangete su?), di scantinato che ogni volta mi dà i brividi. Lui pensa che sia il suo tango, a farmi rabbrividire, e mi chiede un’altra tanda.
Mi faranno santa, qualche volta.

tratto da tangoquerido

venerdì, maggio 04, 2007

Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

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