domenica, febbraio 17, 2008

Chacarera

Un altro post che parla di “Chacarera” già ne parlammo tecnicamente QUI
Ricordiamo che è un ballo di coppia folkloristico argentino, divertente, elegante e completa sicuramente le altre forme di danza argentine quali Tango, Milonga e Vals Criollo. Le origini della Chacarera sono nella città di Santiago dell’Estero tra il 1800 ed il 1850. In essa si trovano legami con altre danze tipiche quali l’Escondito, il Marote, il Palito e Gato la cui origine pare dispersa tra le storie di quei luoghi.
La Chacarera viene ballata seguendo una disposizione frontale rispetto al partner, scandendo il tempo il tempo con le mani ed intrecciando il proprio cammino con quello del partner seguendo una coreografia semplice.

In giro, nella rete, ho trovato questo piacevole video dove si vedono ballare una signora con un bimbo il video è amatoriale e girato male ma a me nn so perche mi trasmette molto (che poi siano probabilmente mamma e figlio, zia e nipote.. o altre combinazioni nn so)

Il pezzo si intitola “Aves de libertad” di Nestor Garnica (grazie mille a Tangomaciel per avermi aiutato nella disperata ricerca di questo titolo)
Buona visione.. ;)



QUI lo stesso brano ballato al CataniTangoFestival2007 (ElIndio y Saborido - Cardozo y Klurfan - Antar y Trubba - Ojeda y Romero)
Nestor Garnica
Aves de libertad (chacarera)

PARA EL DOLOR COPLITAS DEL CORAZÓN
PARA EL AMOR EL CALOR DE SUS MANOS.
SIN OLVIDO EL PUEBLO PUEDE CRECER
LA IGNORANCIA ES LA FALTA DEL SABER.
NUNCA PODRÀS ESCONDER UNA VERDAD
MAS SIN PIEDAD MATANDO A TU CONCIENCIA.
CHACARERA NO ES SÒLO PARA BAILAR
LOS CANTORES SON AVES DE LIBERTAD.
estribillo

QUIEN PUDIERA ESTE SUELO GOBERNAR
SIN MENTIRAS TAL VEZ EN OTRA VIDA.
MI ESPERANZA ,QUE LOS NIÑOS TENGAN PAN
QUE LOS PARIÒ QUE TENGAN UN DIGNO HOGAR.
EN LAS CALLES UN GRITO DE JUSTICIA
MARCHANDO VAN MIS HERMANAS SANTIAGUEÑAS.
CHACARERA NO ES SÒLO PARA BAILAR
LOS CANTORES SON AVES DE LIBERTAD.

mercoledì, febbraio 13, 2008

Tango Crash

Vagando per youtube ho trovato questo strano ma simpatico brano... confesso che non mi dispiacerebbe ballarlo... :-D

martedì, febbraio 12, 2008

lunedì, febbraio 11, 2008

Sacre Caste Tanghere: il Branco.

Carissimi compari e compadritos di milonga, vorrei sollevarvi una questione spigolosa che mi lascia perplessa sempre di più.
Entro in milonga solitamente con la mente sgombra e le braccia aperte a varon invitanti, disponibile a sperimentare sempre nuovi abbracci o a confermare sodalizi di successo; faccio una veloce verifica con la mia coscienza tanghera e mi dico che non sarò certo Ginger Rogggers o Santa Maria Plazaola de Buenos Aires, ma mi sento ottimista ed in grado di reggere l’abbraccio di un bravo varon. Con questa predisposizione d’animo m’immergo nel periglioso mare della Milonga.

Come da manuale, arrivano i nuovi ed i noti abbracci; tutto fila caldo e morbido come una tanda di Pugliese, finché, mentre mi trovo in pausa “asciugatura”, mi guardo intorno...
“Ho visto cose che voi umani non potete capire”! Ops, mi è scappata la citazione, sorry!
Ma in effetti ho visto cose che non si possono capire; almeno io, da cane sciolto qual sono, senza padrone e senza idoli, non le capisco.
Ho visto branchi di tangheri stretti in gruppi per scaldarsi a la luz del loro reciproco splendore; caste chiuse in cui sembra impossibile far breccia senza aver superato qualche strano rito d’iniziazione.
I membri di tali tribù sembrano gestire rituali scambisti in cui il gioco delle coppie viene ripetuto sera dopo sera; in questo gioco i personaggi non cambiano, ma si scambiano tra loro.

Confessare di volere invitare uno della casta per una tanda ha il sapore dell’eresia, osare invitarlo è un vero sacrilegio!
Come sacerdoti di un sapere esclusivo e segreto, si aggirano tutta la sera, levitando nel narcisistico vapore del loro ego e guardando tutti noi con sguardi acquosi, inconsistenti, per sottolineare che ci guardano ma non ci vedono; si siedono tutti vicini e se mai un impudente pretendente esterno al branco azzarda un invito, tuona potente il NO della risposta; se per concessione divina riesci a ballarci e ti scappa un minimo errore, anche solo una diversa sfumatura d’intenzione, l’oblio dell’esilio è il destino che ti attende!

A volte mi sembrano come i birilli del bowling: tutti dritti, allineati e rigidi nei loro ruoli ingessati! E penso che mi piacerebbe tanto lanciargli contro una bordata per fare uno strike col botto!
Voi che ne dite? Giochiamo a bowling alla prossima milonga?!!

Buon lunedì a tutti!

venerdì, febbraio 08, 2008

Murat Erdemsel, cose turche!

Murat è un ballerino fenomenale. Nasce ad Istanbul, crocevia tra Europa e vicino Oriente e città che da sempre ha avuto grande attenzione per il tango (vedi il famoso festival). Murat vive ed insegna tra New York e Washington ed è un'altra conferma che anche un non-argentino può arrivare a livelli eccellenti. Chi crede che io detesti a priori il tango aperto avrà da riflettere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, secondo me, è straordinario. La musica purtroppo s'interrompe bruscamente ma l'evento rende un pizzico di ironia al video....



giovedì, febbraio 07, 2008

Roberto Herrera y Tamara Bisceglia


Dancer:Roberto Herrera y Tamara Bisceglia
Music:"Tres esquinas"
Semi-finales Mundial Tango Buenos Aires - 2006

mercoledì, febbraio 06, 2008

"Dei delitti e delle pene" - Jean Fajean

Vorrei condividere con voi la lettera di Jean Fajean, direttore di "Tangueros Newsletter", riguardo alle milonghe di tutto il mondo. Credo che ci siano parecchi punti sui quali riflettere e dai quali prendere insegnamento per il futuro approccio con quel luogo dell'anima chiamato "milonga".

"DEI DELITTI E DELLE PENE

Quella del tango è una comunità di molta lagna: il rilevarlo non solo fa parte di ciò che vorrebbe denunciare, ma lo incrementa, per cui stavolta mi darò poco spago. E’ noto a tutti che il milonguero tipico è uno che si lamenta: dei prezzi delle milonghe, innanzi tutto, ma anche delle maniere dei suoi colleghi che proprio qui dentro dovrebbero, non si sa per quale miracolo, trasformarsi in buone. In misura non minore si rammarica del suono, delle emissioni dei disc-jockey e del ballo altrui, a cominciare da quello del compagno. Il piso poi è sempre lacunoso, le bibite solo acquatiche, il microclima illegale, il guardaroba non iscritto alla Siae. Come nella canzone di Tom Waits “The piano has been drinking”, per questo guastafeste non c’è mai niente che funzioni. Se la musichetta della tasca trova ovunque dei fans accaniti, l’ufficio Altri Reclami raccoglie solo petizioni sommarie.

A Londra vogliono regolare il traffico in pista con i lanes, le corsie, e magari i guardrail; a Roma propongono comitati etici e volantinaggi, cui seguiranno, immagino, ispettori, conflict managers e i Caschi Blu. A Milano ora c’è la moral suasion microfonica: l’altra sera, per la prima volta in venticinque anni di tango, ho sentito un esercente dire ai ballerini come dovevano ballare; e quel che è peggio, dirlo tra gli applausi degli sgridati.

Come le lamentatrici professionali di antica tradizione, molti deploratori del tango “piangon del mal che non li tocca”, quando meglio farebbero a lasciarsi toccare. Tra le alte querele non mancano neppure i cultori di malintesi, i burocrati del cabezeo “non invasivo” e dei codici vintage: alla mancanza di tatto costoro contrappongono l’abbondanza giuridica e la riesumazione di vecchie usanze.
In certe milonghe del Nord-Est arrivano a distribuire gli uomini da una parte e le donne dall’altra, come all’ospedale. Perché allora fermarsi qui e non affiancare alle orfane delle finte mamme minacciose? Perché non suonare i dischi con il Wilco e non ungersi la pelata con Glostora?

La realtà è che se in una milonga non c’è la danza, non c’è niente. O almeno niente per cui valga la pena lagnarsi. Ucciderne la tensione verso la bellezza e il sogno cocciuto di mondo abitabile “qui e ora”, è l’unico vero delitto.

Queste piste, nonostante tutto, sono luoghi di felicità pratica e condivisa, degli spazi liberati dal buon senso, dai regolamenti e dalla strombazzata “ragionevolezza” che hanno spinto molti di noi a varcarne le soglie, incuranti del babau della biglietteria.
Le sue quattro pareti specchianti, gli occhi da cui ci lasciamo guardare, ci restituiscono la verità su di noi, o meglio quella che ancora siamo capaci di incarnare. Il tango non la dice per intero, ma nemmeno riesce ad occultarla. E qui sta la pena."

Jean Fajean

The Tangueros Newsletter
n.64, anno IX, 1 febbraio 2008
direttore: Jean Fajean
news@thetqr.org
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