mercoledì, gennaio 23, 2008

Archeotango?? Ovvero le origini del Bandoneon.....

Durante questo periodo di assenza da tango (non che la cosa possa interessare molto a qualcuno) sono stata impegnata in ricerche, per i miei studi, su internet...e mi sono imbattuta su una curiosa immagine (ritoccata) che mi ha fatto pensare alle origini del bandoneon..così ho trovato questa interessante e minuziosa spiegazione dello strumento che è l'anima del tango.
Ovviamente non risale alla civiltà egizia, ma bensì (cosa che forse non tutti sanno) è tedesco e che non se ne costruiscono più dalla seconda guerra mondiale, per cui chiunque ne possegga uno (che lo suoni o no) ....ha un vero tesoro tra le mani.
Buona lettura....

El Bandoneón, nombre, origen y fabricantes
Por Oscar Zucchi


Italiano / Español Traduzione al Italiano Fabio Antonucci
Il Bandoneòn, nome, origini e fabbricanti
Dal libro "Il tango, il bandoneon ed i suoi interpreti" , Oscar Zucchi, ed. Corregidor, 1988

Ernest Louis Arnold (1828 – 1910 ) fu il fabbricante dei bandoneòn ELA che venivano importati in Argentina e commercializzati.........!!
Una primitiva classificazione degli strumenti musicali stabiliva tre categorie: 1) a corda, 2) a fiato, 3) a percussione. Il bandoneòn, correttamente, lo si inserì tra gli strumenti a fiato. Però questa classificazione cadde in disuso per mancanza di unità di criterio, giacché 1 e 2 prendevano come riferimento ciò che vibrava e 3, l’azione che provocava la vibrazione.

Nell’anno 1914 i musicologi Eric von Hombostel e Curt Sachs stabilirono una definitiva classificazione in base alla domanda: Cos’è che vibra ?
1) vibra il materiale che compone lo strumento per la sua rigidezza (xilofono o marimba, tra gli altri), 2) vibrano membrane estremamente tese,(tamburi, ecc.), 3) vibrano una o più corde tirate su ponticelli fissi (chitarre, violino ecc.), 4) oppure è l’aria stessa messa in vibrazione, come negli organi a canne, gli armoni, detti anche strumenti aerofoni, che comprendono lo stesso bandoneòn oltre agli strumenti che lo precedettero come l’acordeòn e più direttamente la concertina.

Lo si può quindi definire un aerofono portatile con tasti, dove, azionato con la simultanea azione di entrambe le mani, un mantice comprime l’aria contro un sistema di linguette metalliche. Nella parte destra si trovano i tasti del "canto" e a sinistra quelli dei toni gravi, di una ottava più bassa.
Esistono i bandoneòn cromatici che emettono la stessa nota aprendo o chiudendo il mantice . Sebbene questo comparve durante le sperimentazioni, si continuò ad usarlo in Europa e Giappone fino a che non si imposero i suonatori argentini con il bandoneòn acromatico, di maggiori possibilità, utilizzato dai professionisti del tango, che varia la espressività a seconda dei movimenti del mantice, producendo dissonanze o assonanze; questo tipo può anche chiamarsi diatonico o bisonoro.
Ideato in Germania, è opinione diffusa che il suo nome derivi da uno dei suoi probabili creatori o quanto meno suo principale diffusore: Heinrich Band e quanto al suffisso che segue, ci sono opinioni diverse: quella che prevale sostiene che derivi da una sorte di cooperativa nata per diffondere e costruire lo strumento, dando origine al termine " Band-union", trasformatosi per eufonia in Bandonion. Per altri autori, esiste la possibilità che il bandoneòn abbia preso il suffisso "onion" da vari strumenti antecedenti come aeolidicàn, aeolomodikòn, elodicòn e lo stesso akkordiòn ( acordeòn ) tutti basati sullo stesso principio della linguetta che vibra.
In cambio, sarebbe sbagliato considerarlo derivato dall’armonium, strumento che non ha niente a che vedere con il bandoneòn, salvo l’essere azionato con un mantice ed avere un timbro sonoro simile.
Nel nostro paese sarebbe passato a bandoneòn quando per essere esportato in sud America lo si scrisse così. E in Argentina ebbe varie interpretazioni tanto orali come scritte: lo si denominò mandoleòn, mandoliòn, bandoleòn, bandoliòn, probabilmente per le diverse pronunce popolari e degli stessi musicisti, abili nel suonarlo ma con istruzione scolastica bassa.
Heinrich Band nacque nella città di Krefeld, Germania. Professore di musica e liutaio, uno dei 16 figli di Peter Band, anch’egli musicista e commerciante di strumenti musicali, si disimpegnò come orchestrale nella banda municipale e avrebbe conosciuto dal 1840 la concertina –creazione di Carl Friedrich Ufflig- strumento che può considerarsi come predecessore immediato del bandoneòn e lo incorporò nel gruppo musicale in cui suonava. Detto strumento suscitò il suo interesse, però a causa della poca estensione ( in ottave) che aveva si sentì stimolato a perfezionarlo.
Nel 1843 imprese l’attività di vendita di strumenti dove, dal 1846, avrebbe realizzato il bandoneòn.
I primi strumenti costruiti da Band avevano 56 toni con 14 tasti diatonici per ogni lato. Poi ne fabbricò un tipo da 64 toni e uno successivo da 88.
Roth considera che, strutturalmente, il bandoneòn non è altro che una concertina migliorata, con una differente configurazione della tastiera e soprattutto con una sonorità distinta. Forse per questo non è mai stato brevettato.
Il bandoneòn da 64 toni si avvaleva di 32 tasti, 17 nel lato destro e 15 a quello opposto, e ciascun tasto dava una nota distinta. Quello da 88 toni aveva 44 tasti, 23 nel lato destro, detti "cantos", e 21 nel lato sinistro, o"bajos".
Heinrich contribuì oltretutto alla diffusione dello strumento con varie trascrizioni di brani per pianoforte adattati al bandoneòn. Fu autore di varie polche e valzer. Alla sua morte l’attività passò in mano di sua moglie, che la gestì dapprima con un socio ed in seguito con suo figlio maggiore Alfred, con il quale pubblicò " Scale e accordi in tutte le tonalità maggiori e minori, per bandoneòn", che fu una delle prime opere di studio specifico dello strumento apparse.
Nel 1986, l’investigatore Manuèl Romàn, entra in scena negando che Band ne fosse il creatore, attribuendolo a tale Carl Zimermann. Per sostenere ciò si basa su un avviso pubblicato da Band nel 1850 che enuncia: " Agli amici del acordeòn: per una recente invenzione, ancora una volta abbiamo radicalmente perfezionato i nostri acordeòn, e questi di nuova costruzione, di formato rotondo oppure ottagonale, da 88 a 104 toni, sono già disponibili nel nostro negozio". Da questo annuncio, l’investigatore, per sostenere la sua ipotesi, estrasse questi elementi:
1) Che nell’avviso non compare la parola bandoneòn; 2) che Band non si proclama inventore dello strumento.
E aggiunge che nella città di Krefeld non esiste alcuna traccia della menzionata ditta " Band-union", inoltre Band risulta come commerciante e non come fabbricante, non esistendo prove che avesse impiegati nella sua attività che lo potessero aver aiutato nella sua fabbricazione. In fine, sostiene che Zimermann basò la sua creazione sulla concertina tedesca di Uhlig e la denominò Carlsfelder Koncertina.
L’invenzione sarebbe di poco antecedente al 1849, poiché in questo anno presentò lo strumento come sua creazione nella Esposizione Industriale di Parigi. Conclude Romàn sostenendo che Zimermann emigrò nel Nord America vendendo la sua attività ad Ernest Louis Arnold.
Entrambe le versioni hanno la stessa origine, la concertina di Uhlig. E’ altrettanto molto probabile che entrambi lo fabbricassero con una serie di differenze tecniche, come il numero di tasti, la diversità di modelli, la quantità di "cantos" a destra o a sinistra, ecc.
Dagli albori della sua fabbricazione, è stato patrimonio quasi esclusivo della Germania, i cui costruttori si preoccuparono di nascondere accuratamente alcuni segreti costruttivi, in special modo quelli attinenti alla lega metallica utilizzata per la realizzazione delle linguette.
Ernest Louis Arnold (1828 – 1910 ) fu il fabbricante dei bandoneòn ELA che venivano importati in Argentina e commercializzati da Alberto Ohermann.
Successivamente la conduzione della famosa marca passò di mano ai figli, fino ad arrivare al minore di loro, Alfred (1878 – 1910), il quale con tutta l’esperienza maturata fin da piccolo, fondò nel 1911 il marchio Alfred Arnold Bandonion, la fabbrica dei famosi ed apprezzati "AA" (doppia A). Nelle successive campagne di propaganda lo si indicava come: "L’unico strumento per una perfetta interpretazione del tango argentino".
La fabbrica offriva tre modelli: lisci, con mezza incastonatura di madreperla (semi nacarados) o completamente intarsiati di madreperla.
Dopo la prima guerra mondiale finirono per essere importati dalla ditta di Emilio Pitzer con un proprio marchio registrato e da Luis Mariani.
Sotto la falsa denominazione di "America" arrivarono bandoneon per la omonima casa di distribuzione, fino a che non fu scoperta la manovra. Arnold oltretutto fabbricava il "Premier", di eccellente qualità e importato da Sharp e Veltren. Altra marca rinomata di bandoneòn , fu la "Germania", costruiti da "M. Honer A.G." (Matias Honer).
Erano questi strumenti molto solidi e di eccellente finitura. Dalla stessa casa provenivano le marche "Tango", "Cardenal" e anche "Concertista", tutti importati da Oherman.
I fratelli Alfred e Paul Arnold furono succeduti dai loro rispettivi figli.
Uno di loro scrisse all’autore di questo lavoro: "Saprà che il marchio non esiste più, la fabbrica mi fu espropriata ed è, dal 1949, "fabbrica del popolo". Ora vi si fabbricano pompe per motori diesel. Nel 1950 andai a Francoforte e da allora mi dedico alla vendita e affinamento di bandonios (sic) in buono stato".
Un figlio di Paul Arnold, fratello e socio di Alfred, potette lasciare la Germania dell’est e, nella parte occidentale, stabilì la sua fabbrica nella città di Obertschausen, contando sulla collaborazione del Sig. Muller, ex tecnico di Alfred. La marca durò fino a poco dopo la morte del suo titolare nell’anno 1971. Attualmente non esistono fabbriche di Bandoneòn .
Si calcola che questo strumento può avere una vita utile di 200 anni. In questo buio panorama ( l’autore si riferisce al fatto che gli strumenti non vengono più prodotti; n.d.t. ) un barlume di speranza ha il nome di un altro tedesco non ancora cinquantenne il cui nome è Klaus Gutjahr, che li costruisce in forma artigianale su ordinazione. Il modello "Gutjhar II" viene realizzato tenendo conto delle esigenze dei "tanguistas" di Rio del Plata, senza però trascurare l’adattamento per la interpretazione della musica sacra e concertistica.
Tra di noi, Emilio Torija, si propose un tempo di produrlo artigianalmente e sarebbe quindi il primo fabbricante che ebbe il paese . Aveva inoltre un laboratorio di rifinitura in Rivadavia 3961.
In un cabaret in cui suonava la orchestra di Pedro Polito, si annunciava in un cartello: "bandoneon fabbricato da un argentino". Attualmente nella città di Bahìa Blanca abbiamo un liutaio di bandoneòn nato nel 1920, che in un piccolo laboratorio costruisce su ordinazione i suoi bandoneòn, includendo le matrici.

martedì, gennaio 22, 2008

Astor Piazzolla - Nuevo Tango

Astor Piazzolla speaks about tango, his past, bandoneons.
Includes performances of:
Milonga del Angel; Tanguedia; Mumuki; Zero hour; Adios Nonino; Sex-tet.











lunedì, gennaio 21, 2008

Tango Festival di Torino - dal 20 al 24 Marzo 2008




Invitados especial
  • MIGUEL ANGEL ZOTTO y Daiana Guspero
Con los maestros
  • ESTEBAN MORENO Y CLAUDIA CODEGA
  • JAVIER RODRIGUEZ Y ANDREA MISSE’
  • CHICHO MARIANO FRUMBOLI y JUANA SEPULVEDA
  • SEBASTIAN ARCE Y MARIANA MONTES
  • SERGIO NATARIO Y ALEJANDRA ARRUE’
Orchestre
  • ORCHESTRA COLOR TANGO
  • ORCHESTRA ENSEMBLE HYPERION
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.marcelaystefano.com

gracias Chicho


MONTAGE : MARIANO FRUMBOLI / CAMERAS: ALEJANDRO RUMOLINO - FLAVIA NASIO - M. CHICHO FRUMBOLI / MUSIQUE: STEVE ARGUELLES

domenica, gennaio 20, 2008

Caminito... la memoria di un sogno



Dopo 100 e una notte ho cercato di ricostruire un sogno, o forse una visione...Un omaggio alla musica e alle liriche di Caminito, e un augurio ad agnuno di noi di trovare la propria strada, un passo dopo l'altro.

giovedì, gennaio 17, 2008

Ma quanto costa questo tango?


Cari Tangonauti, sto leggendo una bella intervista in cui un maestro argentino di fama mondiale parla di insegnamento, di tecnica, di sensazioni. Parole stimolanti, che infuocano il corazon più di un whisky al doppio malto, che invogliano il lettore ad inforcare le scarpette e correre nella prima aula danza disponibile per fare indigestione di lezioni!

Tutto bellissimo, ma arriviamo alla dolente nota.
Studiare tango con maestri argentini in Italia è ormai diventato possibile quasi ovunque: stage e lezioni ci vengono offerti abbondantemente, presentati e conditi come i più prelibati cibi di un buffet in cui lanciarsi per abboffate coreografiche!
Ma quanto ci costa un’ora di lezione? Ormai lo standard è 30 euro. Altro che tangata...questa è una vera stangata!
Trenta euro...sessantamila delle vecchie lire per un’ora di lezione condivisa, se ci va bene, con altre dieci coppie di ballerini. Non pensate anche voi, frequentatori delle centrifughe milonghere, che sia un pò troppo? Lo so che non è elegante parlare di soldi quando si ha a che fare con l'arte, ma io mi sento spennata come un pollo, anzi una polla!
Se poi considerate che in media una lezione PRIVATA costa tra i 60 ed i 100 euro e che il suo costo può essere diviso con un partner, allora mi appare ancora più chiaro che il prezzo di una lezione di gruppo è esagerato.

Detto ciò, vi proporrei un semplice esercizio di algebra elementare.
“Un maestro di tango decide che 100 euro è il prezzo massimo che desidera ottenere da una singola ora di lezione. Calcolare il costo della lezione per 1 allievo e poi calcolare lo stesso costo per 20 allievi”. Quale operazione vi suggerisce la logica? A me viene in mente la divisione, ma la logica di mercato ahimé si muove con regole diverse da quelle del buon senso generale. Secondo il problemino che vi ho suggerito il prezzo di una lezione per 20 allievi dovrebbe essere pari a 5 euro! Non oserei mai chiedere tanto...ma nemmeno accettare senza lamentarmi che sia 6 volte tanto!
“Il carovita aumenta”, “la cultura è per quelli che se la possono permettere”, “i piaceri si pagano”: ecco le frasi fatte che mi tornano in mente riflettendoci su.
Immagino che legittima necessità degli organizzatori di tali eventi sia riversare su di noi il costo delle trasferte dei ballerini, ma credo che se si abbassassero i prezzi delle lezioni ci sarebbero molti più iscritti agli stage ed i conti tornerebbero per tutti. Voi non credete?
Considerazioni pratiche a parte, noto inoltre con tristezza che come sempre “marketing docet” e più una cosa si paga più diventa desiderabile, come cosa di grande valore.

Quattro conti in tasca.
Io, me medesima me stessa, fatti quattro conti nelle mie tasche (ahimé sempre bucate!) di lavoratrice dipendente, mi sono detta che non valeva la pena per molti di questi stage.
Dite che si vedrà in milonga?
Io dico di no: sono poche le lezioni di gruppo che in un’ora o due riescono a lasciare il segno. Ce ne sono, ne ho sperimentate. Mi piacerebbe poterne sperimentare tante e tante altre, visto che l’offerta è così vasta, ma come si fa con questi prezzi?
So che in moltissimi la pensano come me e disertano stage così costosi; gli organizzatori, che tirano i fili di questo “teatrino”, farebbero quindi bene a ridimensionarsi un pò se vogliono che le loro classi registrino un numero di iscritti considerevole. Non dimentichiamo inoltre che una scuola o un’associazione che registra tante presenze agli eventi organizzati può godere di un notevole vantaggio commerciale, rappresentato non solo dall’introito degli stage, ma soprattutto dalla pubblicità derivata dal passaparola degli intervenuti, che si traduce in potenziali nuove iscrizioni di allievi.

A buon intenditor... pocas palabras!

Hanka ORDONÓWNA: 'Tango Hiszpańskie' (Albeniz)



Rare vocal interpretation of famous 'Tango' by Albeniz recorded by Hanka Ordonówna with lyrics by a poet, Marian Hemar.
Métempsycose Isabel Camps Laredo Montoneri Gianluca Leone MicMac Giannicola Manuela Anania Sergio La Pigna

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